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Il cavaliere oscuro – Il ritorno

Mentre il fratello è anche impegnato ad annoiarci con una serie televisiva (“Person of interest”), Christopher trova per l’ultima volta in David S. Goyer, non eccellente sceneggiatore e ancora meno regista, un compagno di riscrittura del personaggio di Batman per il capitolo conclusivo di una trilogia che trasfigura un miliardario psicotico in una versione idealista, e noiosamente tormentata, di James Bond che, recisi ogni legame con la matrice fumettistica, quando indossa una maschera da pipistrello mette a dura prova ogni sospensione della credulità.

In estrema sintesi i problemi, o le peculiarità, di questo trittico sono due e già riscontrati nel precedente episodio.

Il primo è la rielaborazione della figura di Batman che collide a intermittenza, ma con forza, con la delocalizzazione in un contesto iperrealistico, decisione che rende il cavaliere oscuro moderno e attuale, ma spesso poco credibile, soprattutto dal momento in cui Gotham City è una metropoli qualsiasi: nessun gigantismo, nessuna goticità, nessun elemento irreale o per lo meno fantascientifico.

Per gli stessi motivi risulta più credibile Bane, intrigante fusione, anche se appiattita su diversi stereotipi, tra Che Guevara e Darth Vader, che indossa una maschera per necessità di sopravvivenza e si veste come un sovversivo ceceno pronto a prendere a calci la Madonna con una gamba mozzata di Putin.

La seconda problematica è la capacità di Christopher Nolan di usare gli elementi ancillari a sua disposizione (montaggio e colonna sonora in particolare) per rendere ogni sequenza roboante e climatica, di stordire lo spettatore con un fiume sensoriale che mette in mostra la sua padronanza della materia, ma lascia il dubbio che sia anche un mezzo per non lasciare il tempo di soffermarsi su farraginosità dello script, rendendolo apparentemente più elaborato e curato di quanto non sia, o su eventi sulla cui implausibilità è meglio non porsi troppe domande perché sicuramente non hanno risposta.

Al netto dello stupro dell’immaginario originale e del capovolgimento dell’impostazione burtoniana, e della scarsa visionarietà di Nolan (le potenzialità sprecate della sua stessa creatura “Inception” sono ancora lì a dimostrarlo), “Il cavaliere oscuro – Il ritorno”, è uno spettacolo più testosteronico, funzionale e strutturato.

Scene di colluttazione di massa, esplosioni, attentati e inseguimenti aerei e su strada, edifici che crollano a mazzi non mancano, fino alla saturazione, in una collezione dei migliori e possibili scenari action, come se il team capeggiato di Nolan volesse allestire il film d’azione definitivo o un nuovo modello di riferimento per gli anni a venire.

Il villain di turno, Bane, almeno finché rimane poco ciarliero e incarnazione della rabbia e della paura, è una presenza che occupa con la sua corpulenza e i suoi sguardi allucinati lo schermo (Tom Hardy, memore della fisicità di “Bronson”).

Punti deboli di Batman e Bane la compiacenza verso le figure femminili, che sembrano inebetirli, e, nella versione italiana, un doppiaggio sul quale ci si potrebbe esprimere solo con espressioni blasfeme e che può causare imbarazzi a scena aperta.

A proposito dell’elemento femminile, se Marion Cotillard riveste un ruolo narrativamente fondamentale che si conclude poco prima di una delle più ridicole inquadrature viste di recente (quando Bale inclina la testa, mimando involontariamente il Kermit a cui un impietoso meme l’ha paragonato, è difficile non trattenere la risata), stupisce in positivo Anne Hathaway, seducente e atletica, ma che Michelle Pfeiffer li perdoni.

Restano sparsi opinabili dettagli microscopici (il futuro di Blake/Joseph Gordon-Levitt, inutile porta aperta per uno spin-off o un sequel che sembrava scongiurato, la tediosità lacrimosa in cui precipita Alfred/Michael Caine, nonostante l’indiscutibilità di Caine, la mancata ambiguità del finale a cui un taglio sul sorriso di Alfred avrebbe sottratto la sfumatura da telenovela, vari ed assortiti eventi privi di senso o ellissi che trascendono il continuum spazio-tempo) che, se limati, avrebbero reso la scultura già di per sé contorta meno discutibile, ma nel complesso la noia si affaccia raramente e la seconda parte è un tale concentrato di azione a pieno ritmo che ricordandoci che non stiamo assistendo a un nuovo Kubrick, ma a un ottimo film di intrattenimento, si esce dalla sala soddisfatti e divertiti (o forse inebriati dall’aria condizionata).

I bassi di Zimmer vi aiuteranno a sparar via dai lobi frontali le pretese che Nolan e Goyer, e ce ne facciamo una ragione, non potrebbero mai soddisfare.

Un commento su “Il cavaliere oscuro – Il ritorno

  1. emmestone
    24/08/2012

    Vengo a cercarti sin qua per dirti che stavolta siamo del tutto del tutto d’accordo. A suo tempo, definii Il Cavaliere Oscuro come un’improbabile puntata di Miami Vice con due tizi assurdamente in maschera . Questo capitolo, a dire il vero, stride di meno. Ma hai già detto tutto tu.

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Questa voce è stata pubblicata il 22/08/2012 da in Flussi di incoscienza con tag , .

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