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Prometheus

“Prometheus” è un film di serie Z distribuito in confezione di lusso di esplicitata ispirazione gigeriana.

Se uno spettatore è consapevole di questo dato di fatto, “Prometheus” risulta godibile e fonte di una grande dose di visibilio, ma a leggere il massacro mediatico che sta subendo per ultima in Italia se ne deduce che l’approccio a questo film è stato del tutto errato.

L’hype isterico che l’ha preceduto, come se la saga di “Alien” non fosse stata sodomizzata brutalmente nelle sue intenzioni già da James Cameron e dagli inguardabili seguiti, la stupefacente non consapevolezza che Ridley Scott, a 76 anni, non realizza una nuova pietra miliare dagli esordi della sua carriera e che gli ultimi due film memorabili che ha realizzato sono “Thelma e Louise” e “Il gladiatore”, e non perché bei film (sciatto il primo, bagnato di estetica pubblicitaria il secondo), ma perché i punti di forza erano le sceneggiature da instant-classic e gli attori iconici, la mitizzazione, al limite della senilità, di un film dall’atmosfera indimenticabile e irripetibile, ma che è entrato nella memoria collettiva più che per i meriti di Scott per l’estetica lubrica di H.R. Giger, che ti lambisce i testicoli prima di morderli (se proprio dovete incensare il regista di un vecchio monster-movie, ripensate a Carpenter e a “La cosa”), sono alcuni degli elementi soggettivi che impediscono di divertirsi (non pensavate di andare a vedere un inedito di Bergman?) generando reazioni di rifiuto totale, neanche Scott avesse stuprato la (regina)madre di qualcuno.

Alla predisposizione individuale alla visione si aggiungono elementi oggettivi, ormai sviscerati da circa diecimila post (raramente ho letto tanti commenti e recensioni così appassionati, anche se di segno negativo) e riassumibili in “la sceneggiatura è stata scritta da un ebete”.

Su alcune osservazioni è veramente arduo porsi nel ruolo dell’avvocato del diavolo.

Lo script è frettoloso e superficiale come la caratterizzazione abbozzata dei protagonisti che, visto il destino di molti di loro, non vedremo mai approfondita.

Spunti mai sviluppati (i rapporti tra padre e figlia biologica e tra padre e figlio inorganico), frasi che vorrebbero suonare ad effetto, ma sembrano tratte da un biscotto della fortuna (“Per creare a volte bisogna distruggere”), incongruenze tecnologiche rispetto ai decenni successivi di “Alien”  (d’altra parte i mezzi erano differenti, era il 1979, cioè il secolo scorso in termini cinematografici), scienziati che si comportano come bambini in gita e la già famigerata scena di aborto che ti fa chiudere gli occhi, ma è surreale e improbabile quanto il parto di “The human centipede II” (solo che alla donna si rompevano le acque, partoriva in auto e il feto ancora attaccato al suo ventre finiva schiacciato sotto l’acceleratore).

Il difetto (o la scelta di fondo) della sceneggiatura è che è genuflessa verso l’originale, disseminata di citazioni al limite del plagiarismo, ripercorre eventi e situazioni, ma non reinventa mai davvero, per cui se proprio devo imputare una colpa a Lindelof e Spaihts (sceneggiatore del trascurabile “L’ora nera”) è quella di aver canovacciato un monster-movie che vive su dinamiche sfruttate troppe volte per non rendere il film prevedibile e, soprattutto, vecchio.

Pertanto non si reinventa una mitologia, ma ne viene redatto un apocrifo, e come tutti gli apocrifi è un’opera minore con qualche notevole spunto di interesse.

“Prometheus” è indubbiamente un film bello da guardare (se lo negate, c’è ostinazione), ambisce a essere monumentale e ritorna alle origini estetiche (un pregio nostalgico, ma qualche facinoroso ha criticato pure questo dato), un altro elemento passatista e autocelebrativo (così come la citazione dell’incontro tra Roy e Tyrell), ma non riesce a sfondare nuovamente nell’inconscio dello spettatore come fece “Alien”.

E’ semplicemente tutt’altro, un prodotto che nonostante l’apparenza mastodontica e il dispiego di mezzi visivi (dagli effetti speciali alla stupefacente fotografia di Wolski) risente di uno script timoroso di osare, sprofondando nel banale, e che nella sua impostazione come prequel lascia il sapore di un pilot fin troppo incompiuto (la vita si è generata per errore dalle molecole di un Ingegnere abbandonato, forse perché infetto? Questa è  un’altra storia e si dovrà raccontare un’altra volta).

Il punto è se intrattiene o no, perché se vi aspettate un capolavoro o di rabbrividire (in particolare mi rivolgo alla generazione over 30, come se ormai non fosse anestetizzata), andate pure ad annoiarvi con qualche film premiato al Festival di Venezia.

Privo di attese, ormai demolite dagli “o tempora, o mores” che caratterizzavano le recensioni, ed essendo cresciuto a pane e slasher (per cui me ne frego della psicologia dei protagonisti, quando so già, e lo devo sapere quando entro in sala, che saranno solo carne da macello, e voglio solo vederli morire, così come mi sarei irritato per eventuali masturbazioni sul conflitto interiore fra religione e scienza, appena accennato giusto per dare un tono, se no recuperatevi lo smielato “Contact”  e il suo paradiso tropicale, ché avete sbagliato film), mi sono divertito, ho sorriso alle numerose ingenuità, cercavo di carpire con gli occhi quanti più dettagli dei paesaggi e delle scenografie, ho apprezzato la performance di Fassbender (mefistofelico perché è l’unico davvero dotato di spirito pionieristico in mezzo a quei bamboccioni), un po’ meno quella di Noomi Rapace (e non perché perda un’inevitalmente perdibile confronto con Sigourney Weaver, ma perché continua a non convincermi fino in fondo), mi sono lasciato affascinare dalla figura degli Ingegneri, ho quasi bestemmiato alla scena dell’intervento chirurgico, anche se dentro di me urlavo “no, è ridicolo!”, ho apprezzato l’idea narrativa degli ologrammi, potenziati dal 3D, ho sicuramente alzato un sopracciglio per cadute dozzinali (il twist fondamentale messo in bocca al volo al capitano della Prometheus), ma per lo più mi sono divertito e il motivo l’ho scritto all’inizio: è stato come rivivere un vecchio monster-movie, con tutti i suoi difetti, ma finalmente impacchettato dalla migliore gioielleria.

Se nel 2012 qualcuno si attendeva un altro film seminale che mescolasse horror e fantascienza o una rifondazione mitologica, dopo anni di regia da parte di Ridley Scott a tratti troppo simile a quella del fratello Tony, ma nuovamente attento alla messa in scena, stupro del genere da parte di Paul W. S. Anderson, il peggior regista di Hollywood, eppure fortissimo negli incassi, un esaurimento del genere monster-movie con pochi picchi o recenti, e indecenti, remake, una saga di cui la metà dei film è inutile o imbarazzante, è inevitabile che non riesca ad accontentarsi e lanci dei peana di lesa maestà.

Inoltre Ridley Scott ha affermato di avere un’idea chiara sul proseguimento della storia e Damon Lindelof non è ancora dato per certo come sceneggiatore del seguito.

Una maggiore cesellatura dello script, una maggiore intelligenza narrativa, e mantenuto l’alto livello tecnico, e mi riserbo la possibilità di sparare ad alzo zero solo in occasione del prossimo episodio.

Per ora mi sono goduto un B-movie come non ne ho mai visti.

15 commenti su “Prometheus

  1. valdio
    17/09/2012

    Diciamo che Ridley Scott ha fatto dei gran films, è logico che quando fai Alien e Blade Runner puoi soltanto scendere, ti ricordo che negli anni 2000 ha girato quel capolavoro di Black hawk down, uno tra i migliori film di guerra mai realizzati, prova a chiedere ad un vero soldato cosa pensa di questo film, per non parlare di American gangster, e quel gioiellino sottovalutato, “Il genio della truffa”. Bisogna stare molto attenti quando si parla di un regista così importante, alcune volte si tende ad enfatizzare le 2 pietre miliari iniziali sottovalutando tutto il resto, ed è profondamente ingiusto. Anche perchè a mio parere come riprende Scott non riprende nessuno e se Prometheus si salva da una sceneggiatura di serie b con personaggi che sembrano uscire da un serial tv ,è grazie alla maestria che quest’ uomo ha nel rendere anche la scena più stupida qualcosa di epico. Sul film in questione la penso come te, anzi ti dirò di più, secondo me hanno creato qualcosa di nuovo, perchè vedere personaggi caricati all’inverosimile che fanno cose assurde in un contesto così epico e affascinante è un crossover di rara bellezza , più penso a Prometheus e più ne rimango affascinato!!!

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  2. SNAH
    18/09/2012

    I duellanti. Guardate e riguardate i duellanti.

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  3. uno a caso
    19/09/2012

    Che stronzata di post. “Se nel 2012 qualcuno si attendeva un altro film seminale che mescolasse horror e fantascienza o una rifondazione mitologica, dopo anni di regia da parte di Ridley Scott…..” Si, uno se l’aspetta. Che stronzata di film.

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  4. kust0r
    23/09/2012

    Tutto assolutamente condivisibile, l’unico vero dispiacere è sorbirsi come hanno ridotto lo space jockey – e chissenefrega degli xenomorfi, fateci quello che volete – che originariamente ritenevo una figura molto intrigante e inquietante. Partorire un ibrido tra jason voorhees e pinhead mi sembra francamente ridicolo.

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  5. Pingback: Memorie di un giovane cinefilo » Prometheus, Ridley Scott 2012

  6. Jax
    01/10/2012

    Concordo con quasi tutto, vediamo se con la versione estesa si risolve qualche dubbio in più (sinceramente non sentivo il bisogno di tutti questi misteri…thanks for nothing lindelof). In alcuni punti è un film veramente ingenuo…

    Il vero b-movie definitivo del 2012 è comunque John Carter, quello si che è in una confezione extralusso!

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  7. lj
    01/10/2012

    non potrei essere più contrario, sopratutto sul giudizio su Anderson. Lindelof dovrebbe ingoiare un po’ della sua spropositata arroganza e rivedere “punto di non ritorno” e sì, anche “alien vs. predator”, per imparare come si scrive e sopratutto si chiude un film decente.

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  8. Lenny Nero
    03/10/2012

    Io non potrei essere più contrario a qualsiasi salvacondotto per Anderson (non quello de Il petroliere, ma il cane che dirige i vari e inguardabili Resident Evil, sconclusionati e con un’estetica alla matrix dozzinale, superata e autoreferenziale. D’altra parte era stato soprannominato “il peggior regista di Hollywood”!). Faccio eccezione per “Punto di non ritorno” perché scenografie e momenti horror davvero impressionanti lo salvano, nonostante le costanti luci strobo da camera delle torture per epilettici. Lo script di Lindelof è sbrigativo, spesso dozzinale, televisivo, ma i film di Anderson alla base hanno un canovaccio scritto al cesso 5 minuti DOPO le riprese in sala di montaggio. Poi inizio a sospettare che qualcuno abbia un ricordo un po’ troppo mitologico dei primi due Alien. Del secondo è passata alla storia solo la frase “Sei troppo troppa!”. E lo dico pur amandolo alla follia, quasi più del primo Alien che rivisto ora è spesso noioso e con alcune scenografie di polistirolo. Se avessero ripreso certe scelte estetiche Prometheus sarebbe sembrato Ninja contro Alieni. Il nostro sguardo è cambiato, non abbiamo più 12 anni (almeno io, eh!), e l’estetica di Prometheus è tanto moderna quanto di gran classe. Poi sul contenuto ci si può pure accapigliare, lecitissimo. Mi pare di aver evidenziato una bella fetta di criticità nel post.

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  9. valdio
    03/10/2012

    Noioso Alien? Ma cosa ti sei bevuto, scenografie al polistirolo?, Ancora adesso è un esempio di scenografia fatta da dio,addirittura la tempesta del primo alien sull’ lv 426 è più realistica di quella di Prometheus , ovviamente intendo come resa e atmosfera è ovvio che oggi si può entrare più nel dettaglio con la tecnologia, ma questo non significa centrare l’obiettivo .Ribadisco il concetto che minimizzare qualcosa per esaltarne un’altra è ridicolo!!! Comunque Prometheus è un buon film anche con i suoi difetti!!!

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  10. Lenny Nero
    03/10/2012

    non minimizzo per esaltare e trovo COMUNQUE i primi due Alien superiori a Prometheus per n-mila motivi. Sostengo solo che Prometheus non avrebbe potuto rifarsi in alcuni dettagli, criticati, al suo capostipite perché con gli occhi di oggi sarebbe sembrato davvero ridicolo. Alien è perfetto oltre il perfetto per quegli anni, ma se oggi ci proponessero un mother-computer così com’era allora, polistirolo e lucine di Natale, saremmo caduti dalla sedia. I film invecchiano, inoltre soprattutto i film seminali non sono riproducibili e spesso li si ricorda con le sensazioni di quegli anni. Non minimizzo, contestualizzo. Se qualcuno rivoleva Ripley o i tubi che penzolavano dal soffitto o mother sberluccicosa poteva tranquillamente rivedersi l’originale e non aspettarsi una pietra miliare, ché di quelle ne vediamo giusto 2 o 3 nel corso della vita.

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  11. Lenny Nero
    03/10/2012

    sull’atmosfera: credo che in buona parte sia dovuta a Giger, anche se Prometheus in alcuni dettagli è addirittura più fedele alla visione originale e hanno addirittura ripreso i disegni per Dune realizzati con Jodorowski. Ho letto persino qualche commento del tipo “Giger ormai è superato”. Oh, io potrò essere ubriaco o pazzo, ma c’è qualcuno che il cervello se l’è bevuto d’un fiato.

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  12. valdio
    03/10/2012

    Se uno dice che Giger è superato, mi dimostri da chi e da che cosa e in quale contesto!!!!! Io non le ascolterei neanche certe considerazioni. Per quanto riguarda Alien, io me la guardo almeno 3 volte all’ anno e ti posso assicurare che non lo vedo invecchiare , si alcune cose sono datate, ma nel complesso è un film veramente avanti come estetica.

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  13. Lenny Nero
    03/10/2012

    Mia opinione è che là dove esteticamente vengono seguite le tracce gigeriane Alien sia addirittura ancora insuperabile. Inoltre ritengo Giger assolutamente unico e senza termini di paragoni. Insomma, è uno che non potrà mai essere eguagliato o sorpassato: è un specie di classico moderno.

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  14. Elianto
    07/10/2012

    Non sono d’accordo… Il discorso reggerebbe se scott mi strizzasse l’occhio, allora sono il primo che ci sta al gioco…. Invece prometheus, oltre che ad essere scritto male, si prende anche molto sul serio… Allora , come si dice , se le va proprio a cercare…

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  15. Photography in things
    27/09/2015

    Concordo con Lenny semplificando a braccio: guardate lo scempio a cui è giunto Terminator dopo i primi due e, in generale, lo scempio a cui sono giunti la maggior parte dei prequel/sequel degli ultimi anni. Prometheus – contestualizzandolo e confontandolo allo scenario ebete a cui ci ha abituato hollywood nel nuovo millennio – un tra il 5 e il 6 se lo merita.

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Questa voce è stata pubblicata il 17/09/2012 da in Flussi di incoscienza con tag , , .

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