+LoveIsTheDevil+

Peace is for pussies

Silent hill: revelation

Michael J. Bassett, regista che all’attivo ha un paio di film dignitosi (“Wilderness”, “Solomon Kane”), compie l’errore colossale di credersi autore redigendo lui stesso la sceneggiatura di “Silent hill: revelation”, magari convinto che le sue idee narrative, maldestramente condotte tra dialoghi imbarazzanti, messi in bocca a un cast altrettanto imbarazzante, e prolisse spiegazioni a cui nessuno, dai produttori all’ultimo degli elettricisti, deve aver avuto il coraggio di opporre giustificate rimostranze, fossero geniali.

Perché per scardinare e riaprire la blindata sceneggiatura di Roger Avary per il “Silent hill” diretto da Gans (film da rivalutare già solo in quanto intriso in modo maniacale delle atmosfere originali) occorreva proprio un talento della scrittura, un guizzo ispirato, un colpo di scena degno di tal definizione.

Invece Bassett, suscitando unanime ilarità, s’inventa un twist mai approfondito (il sigillo di Metatron!), una setta più simile per intenti a quella del primo videogioco, ma che tradisce e inverte la visione puritana di Avary generando uno dei tanti non-sense (eppure il film di Gans viene saccheggiato di sequenze, a rimarcare la continuità) e basa su spunti frettolosi e passaggi superficiali ogni sequenza, senza neanche la sincera volgarità di “Resident evil: retribution” che è impostato sul passaggio da un ambiente virtuale all’altro senza alcuna pretesa logica (scelta che comunque non lo redime dall’essere la pellicola più indecente mai realizzata in ogni spazio-tempo).

La prima parte della pellicola scorre con discreto ritmo, qualche cheap thrill di troppo, ma rispetta l’idea, mediata in particolare dal terzo dei videogiochi, di una realtà commista agli incubi di Silent hill.

Quando iniziano le spiegazioni, che sembrano più vanagloriose che non dovute al timore che qualche spettatore non comprenda la risibile trama, si assiste a una teoria senza soluzione di continuo di frasi che sembrano scritte cinque minuti prima di girare una scena, personaggi abbozzati se non demenziali (Malcom McDowell), ottimi effetti di make-up per le creature rovinati da effetti speciali che risentono del budget ridotto (e sprecato in un inutile 3D), scene di supposto terrore che sono pessime clonazioni del precedente film, fino a una deriva narrativa che vorrebbe essere climatica, ma invece perde totalmente tensione e sfocia nel momento clou, l’apice dell’autopercepito estro di Bassett: lo scontro tra una versione affetta da nanismo di Pyramid Head e una creatura.

L’effetto si colloca tra la blasfemia d’immaginario e la comicità di assistere a creature in CGI che si pestano come in uno scontro di Killer instinct, pensando che i fan di Silent Hill non aspettassero altro che vedere in azione l’incrocio tra un Hobbit e Testa di Piramide.

A livello scenografico Bassett ricicla il lavoro precedente e aggiunge scenari classici, per fortuna non deturpandoli con invenzioni proprie, ma portando a termine il compito in modo ligio e fedele ad uno degli immaginari horror più potenti mai inventati.

Purtroppo sfoga la sua creatività in sede di scrittura, come se scalpitasse sentendosi soffocato da un apparato visivo che non può che essere dominante e vero protagonista.

Delitto ancora più imperdonabile, sottrae ogni valenza inconscia alle epifanie mostruose, ogni sfumatura di senso di colpa e richiesta di punizione, rendendole innocue creature da baraccone horror.

Non solo fa prevalere il suo ego superficiale su un mondo già ben strutturato e con regole interne, ma dimostra di non averne capito senso e le potenzialità perturbanti.

A parte l’effetto nostalgia di ammirare su grande schermo le gabbie-prigioni o il Luna Park, non rimane altro che un doppio stupro, uno a carico della scelta di Gans (artisticamente superiore a Bassett in modo incommensurabile) di giocare con l’effetto meraviglia, per quanto perversa, e delle intuizioni di Avary, personali, ma rispettose, l’altro a carico del senso stesso della (ir)realtà di Silent Hill.

Il risultato è uno scialbo pop-corn movie, via via più noioso, privo di reale impatto emotivo e che rischia di affossare la serie.

Un commento su “Silent hill: revelation

  1. Immaginavo. Il primo è inarrivabile.

    Mi piace

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 05/11/2012 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

Cookies

Informativa breve

Questo sito si serve dei cookie per fornire servizi e per effettuare analisi statistiche completamente anonime. Proseguendo con la navigazione si presta il consenso al loro utilizzo. Per un maggiore approfondimento: Privacy Policy

My Art Gallery

Follow +LoveIsTheDevil+ on WordPress.com

Inserisci il tuo indirizzo email per seguire questo blog e ricevere notifiche di nuovi messaggi via e-mail.

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: