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Peace is for pussies

Excision

excision“Excision” è l’opera prima di Richard Bates Jr., derivata da un suo precedente cortometraggio, diventato oggetto di curiosità in rete per le immagini particolarmente cruente e grottescamente stilizzate.

Come per la maggior parte delle opere prime, l’impressione è che il film sia un modo per farsi notare, esibirsi, mettersi in mostra, dare forma alle proprie presunte doti sperando di farsi un nome, con il rischio, sempre dietro l’angolo, che il risultato sia totalmente autoreferenziale e ai limiti dell’onanismo.

“Excision” non è immune da certe considerazioni e il ritmo statico, e alcuni momenti ripetitivi, sostengono il dubbio che se venti minuti sono troppo pochi per illustrare un caso di rapporto psicopatologico madre-figlia , ottanta diventano troppi, ma in qualche modo l’uscita in sala bisogna guadagnarsela.

E’ un’opera bipolare: da una parte la realtà di una famiglia distopica che vive in un quartiere che sembra Wisteria Lane per chi non può permettersi Wisteria Lane, dall’altra il vivido e disturbato inconscio della protagonista Pauline.

Se gli squarci d’orrore rappresentano la peculiarità e l’elemento di morboso interesse per il film, incuriosisce molto di più il riuscito mosaico familiare, merito in buona parte di attori che offrono una performance credibile, appassionata, persino controversa.

AnnaLynne McCord, già attrice televisiva e sporadica horror-reginetta, interpreta una ragazza sociopatica, il cui sogno è specializzarsi in chirurgia, stereotipo della freak deturpata dall’acne in un mondo di bionde perfette.

Provocatrice, aggressiva, si culla nell’alienazione di fantasie sessuali a base di cadaveri decapitati ed eviscerazioni, è ossessionata dai germi e dal suo sangue mestruale e soffre per la consapevolezza di non poter essere accettata e amata da chi la circonda e reagisce mettendo in scena situazioni imbarazzanti e autodistruttive con i suoi compagni di scuola e con la madre, che desidererebbe una figlia di classe.

Il suo modo di dimostrare sentimenti e affetti è distorto, inappropriato, scollegato dalla realtà.

Complementare la sorella minore, Grace, perfettamente educata, ma affetta da Fibrosi Cistica e con un futuro sempre più incerto.

Nonostante ciò, Grace sembra legata alla sorella, è addirittura protettiva, e Pauline, a suo modo, ricambia, per esempio rivolgendo amene preghiere a un dio in cui non crede.

La rigida madre tenta di arginare le intemperanze della figlia delegando il reverendo della città, interpretato da un dimesso John Waters vessato dalle volgarità di Pauline, ma se è stato destato l’interesse di Waters i colpi trash sono inclusi nel pacchetto (e un cunnilingus sanguinolento ne è già un assaggio).

Delle diatribe madre-figlia colpiscono, al di là del dileggio di situazioni stereotipate (il ballo delle debuttanti), le interpretazioni di AnnaLynne McLord e di Traci Lords, nevrotica e intensa la prima, ingessata e schizogenica la seconda, capace di essere la donna modello per la società così come di esplosioni isteriche o confessioni intime.

Inframezzati, i momenti onirici di Pauline, il cui difetto principale è stridere visivamente con l’idea che ci si potrebbe formare del suo immaginario lurido, data la superficie di uno spot di moda sul cui set lancino frattaglie.

E’ evidente, comunque, la ricerca di un’eleganza compositiva e diverse situazioni e immagini potrebbero far pensare che Bates Jr. abbia letto Psycopathia sexualis di Miguel Angel Martin e che gli sia piaciuta la resa surreale di Snuff 2000 nell’omonimo cortometraggio di Borja Crespo (in cui i caratteri fumettistici sono addirittura esaltati).

E discettando di sostanza e colpi bassi, osservare la versione necrotizzata di modelle per intimo che si strappano a mani nude feti destinati al forno o estraggono la testa di Pauline da un ventre, non lascia indifferenti, anche se la confezione patinata attutisce l’impatto e conferisce un lieve tono comico (presente a tratti anche in diversi dialoghi): siamo insomma ben lontani dai toni esageratamente dissacranti e sporchi di un Subconscious cruelty.

Tuttavia è il finale che conferisce al film un valore che oltrepassa il narcisismo e i deliri post-adolescenziali del regista-sceneggiatore: in una sequenza di rara durezza emotiva, costruita in modo meticoloso in ogni particolare, e con un’atmosfera che fa precipitare il film nella follia affettiva più cupa e disarmante (ma è la perfetta chiusura del cerchio, prevedibile ma inevitabile), si coglie il talento di Bates Jr. nella direzione degli attori e nel montaggio delle scene per ottenere che il pugno nello stomaco sferrato sia il più forte.

E la disperata inquadratura finale sarà più agghiacciante di qualsiasi rapporto necrofilo, autopsia su animali o assorbente in primo piano che vi sia stato mostrato inchiodando la tragica difficoltà di integrazione di una psiche inconciliabile, oltre che con una concezione organizzata di società, con una visione appropriata della realtà, e lo scontro tra una follia creativa che diventa innocua se ingabbiata nell’estrosità delle allucinazioni ma genera disastri se vuol manipolare la realtà a sua immagine e somiglianza.

5 commenti su “Excision

  1. Quello che tu ed elvezio avete colto come finale corrosivo e spiazzante è stato per me un delirio di onnipotenza senza senso ed amalgamato male.
    Ma nessuno si è accorto del maledettissimo sottotesto psicological-chic?
    Boh, io l’ho trovato osceno e se la costruzione del film è anche buona, rimane ben poco da guardare se non qualche piccolo sprazzo di ironica follia.
    Ma quante scene rovinate ci sono per la voglia di strafare?
    In mano a un McKee sarebbe diventato il capolavoro del decennio.

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  2. Lenny Nero
    21/12/2012

    Il finale lo prevedi dopo 15 minuti, quindi non trovo che sia amalgamato male, ma che segua una logica precisa. Ho trovato meno amalgamate le “visioni”, anche se quella con l’aborto si avvicina alle peggiori cose orientali che abbia visto. Non ho ben chiaro che cosa intendi per sottotesto psicological-chic. Mi sono persino chiesto se il film celasse un messaggio, o almeno un’opinione, ma non lo sopravvaluterei così tanto. Come ho scritto all’inizio, ci sono ottimi elementi, ma è evidente anche l’intenzione di esibirsi.

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  3. elvezio
    21/12/2012

    Io l’ho trovato un finale molto adatto, sulla linea dei molti casi di cronaca in cui un disagio, sottovalutato a lungo, scatena infine una tragedia e tutti poi a chiedersi se sarebbe stato possibile prevenire, individuare segni e comportamenti. Credo il migliore esito per una vicenda di questo tipo. Non sono però esperto di psicologia, ovvio…

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  4. Antonio
    25/12/2012

    Finale prevedibile ma al tempo stesso perfetto. (Sebbene mi aspettavo il padre nel lettino del “donante”).
    Affascinanti ma troppo patinati i “sogni” di Pauline…sembravano più un video pop.
    Nel complesso un film interessante, ma ci ho visto qualche possibilità sprecata.

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  5. Scusate il ritardo ma vedo solo ora le risposte al mio commento “arrabbiato”.
    Premesso che per me siete due capisaldi dell’horror, voglio solo spiegare meglio il mio punto di vista:
    Pauline nel film fa “strani pensieri”, certo, ma non combina mai guai. Anzi, si dimostra piuttosto curiosa e intelligente. Non credo che “strani pensieri” portino a carneficine improvvise e insesate. Nella mia recensione, se interessa, penso di essere stato un pò più chiaro.
    Per psicological-chic intendo usare la psicologia spiccia per spararle il più grosse possibili.
    Poi, è vero che non si deve sopravvalutare questa opera, ma IMHO il messaggio è piuttosto evidente: genitori, se i vostri figli sembrano strani, state attenti che prima o poi ve ne pentirete; Non serve a niente comunicare con certi esseri.
    Non penso di essere l’unico ad aver ricevuto l’etichetta di “strano” almeno una volta perché mi piace l’horror… per questo sarei da internare o tenere sotto controllo?
    Per rispondere ad Elvezio, quoto “sulla linea dei molti casi di cronaca in cui un disagio, sottovalutato a lungo, scatena infine una tragedia e tutti poi a chiedersi se sarebbe stato possibile prevenire, individuare segni e comportamenti”.
    Questa risposta sfiora solo in superficie un mondo sommerso che non è il caso di approfondire qui, però, visti i tuoi articoli alquanto interessanti ed approfonditi, ti consegno lo spunto per controllare quanti casi di “tragedie annunciate” esistono, dove dietro c’è già la cura psichiatrica…
    La prevenzione troppo spesso si trasforma nel motivo della tragedia.

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Questa voce è stata pubblicata il 21/12/2012 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , .

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