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Peace is for pussies

World War Z

wwzSono un sostenitore del principio per cui i film debbano essere valutati in modo critico dopo averli collocati nel loro campionato di appartenenza, motivo per cui a volte posso sembrare ipercritico verso opere che avrebbero le potenzialità per essere fuoriclasse o indulgente verso opere d’esordio a basso budget.

Ancor meno ipercritico tendo a esserlo con i film di puro intrattenimento (magari dopo aver infilato una ball-tongue in bocca all’ancora incompreso critico dei Cahiers intrappolato dentro di me), motivo per cui ho perdonato difetti imperdonabili persino ai film di Snyder , perché se ho pagato per farmi trapanare i timpani e le retine, e ciò mi è stato dato, in un contesto puramente commerciale l’accordo è stato soddisfatto (premesso il gusto personale di non gradire un certo tipo di spettacolo).

Se voglio vedere un film à la Haneke, guardo un film di Haneke.

Se mi reco al cinema per un film di Tinto Brass, poi non ho nessun diritto di discettare, tra una parola in tedesco e un extradiegetico, sull’eccesso di culi, come per pulirmi la coscienza quando non vedo alcun male nell’avere ognuno le proprio passioni pornografiche (intendendo con pornografia l’osceno, inteso anche come cinematograficamente discutibile, che mi dà comunque diletto).

Pertanto, come approcciarsi a un film come “World War Z” se non tenendo a mente che è un blockbuster PG-12, senza una goccia di sangue, con un sempreverde sogno erotico pettinato come Dorian Gray per attore protagonista, il cui script ha in comune con l’opera politico-satirica di Max Brooks solo il titolo e che era così disastroso che persino Lindelof è riuscito a far di meglio reinventando il finale (di una banalità agghiacciante, ma mai quanto quella del pasticcio originale), diretto un Marc Forster che, se non pensiamo a “Quantum of solace”, non sembrava di certo sulla carta il miglior regista per un film action in cui l’horror è relegato sullo sfondo?

E soprattutto che cosa aspettarsi, per non rimanere insoddisfatti dalla visione, quando negli ultimi anni il genere zombie è stato rivoltato come un calzino ormai spaiato con risultati encomiabili come “La horde” (l’azione, il caos, la violenza), “28 settimane dopo” (il panico, le scelte morali, la ricerca estetica) e “Contagion” (l’elegante e forse migliore costruzione e rappresentazione teorica della diffusione di una letale epidemia mondiale)?

Ti aspetti il minimo, cioè i botti e le esplosioni di cui sopra, ti aspetti di sederti sulla poltrona e farti inondare gli occhi da più di 100milioni di dollari di budget, ti aspetti di vedere quintuplicati gli effetti di uno scenario apocalittico, insomma, un po’ di casino e adrenalina.

Il film, indubbiamente, parte in modo accelerato e per tutta la prima metà della sua durata giustifica la sua esistenza con un ritmo sostenuto, inseguimenti, ambientazioni claustrofobiche, fino a  raggiungere un paio di notevoli apici di divertimento in una sequenza notturna e piovosa (mi domando se in 3D se si vedesse qualcosa) e soprattutto nelle rocambolesche scene ambientate in Israele in cui per venti minuti si annusano le potenzialità di un alto budget, con sciami di zombie che corrono, saltano, si schiantano, formano mostruose montagne di carne, tra esplosioni e riprese dall’alto che tendono al gigantismo e rese suggestive dalla particolare ambientazione.

Al netto della sequenza israeliana, di una trama risibile e prevedibile, con momenti di comicità involontaria e lacune di sceneggiatura grandi come crateri, che non vale neanche la pena commentare se non per l’imbarazzante noia che generano, soprattutto nella seconda parte, palesemente posticcia, appicicaticcia, scritta in 10 minuti e contenente almeno un momento di necessarie sospensioni del Q.I e della credulità, che ricicla per una mezz’ora interminabile situazioni narrative che non vedevo più o meno dagli anni ’80, quali dati si possono salvare di “World War Z” ?

Il montaggio affidato a Victor Crowley sotto anfetamine, la telecamera fissata sulla spalla di un ubriaco claudicante, la fotografia spesso sotto i limiti della decenza (ah, ma la ricerca del realismo! Certo, e io sono cieco, per questo considero il film troppo spesso inguardabile), il cast internazionale più confuso dello spettatore, l’affrettata retorica finale (non solo si nota che la sceneggiatura di Carnahan era mal canovacciata in partenza, ma è palese che è stata riscritta in modo affrettato e che i soldi erano finiti, forse nel parrucchiere di Pitt), il trattare lo spettatore come un idiota sottolineando verbalmente ogni già evidente passaggio verso la soluzione finale?

In definitiva un film mediocre persino per il suo target, privo di originalità o spunti interessanti (al punto che in rete si dibatte al massimo se le sequenze in Israele siano apologia di apartheid o satira politicamente scorretta sulla fragilità delle mura israeliane, e mai che a qualcuno venga a mente che la location sia solo un residuato del libro e che sia stata tenuta anche per evidenti meriti scenografici), un passo indietro sotto qualsiasi punto di vista rispetto alle produzioni più recenti nel genere zombie, ma persino insoddisfacente qualitativamente e quantitativamente considerandolo semplicemente come un film d’azione.

Togliendo la ball-tongue al cinefilo horrormaniaco che è in me: ennesima operazione di colonialismo culturale in cui l’unico vaccino iniettato è quello che rende innocuo, ulteriormemente, qualsiasi espressione dell’horror yankee, ormai ridotto a una pantomima per intrattenere le famiglie.

Se non avete visto almeno i tre titoli da me citati all’inizio, e non conoscete adeguati termini di paragone, vi consiglio, per rispetto verso la vostra intelligenza, di non tentare mai di difendere questo film.

7 commenti su “World War Z

  1. Gennaro Di Marino
    30/06/2013

    Grazie, pensavo di andare a vederlo, avendo apprezzato il libro di Max Brooks.🙂

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  2. Lenny Nero
    30/06/2013

    …allora è il film sbagliato!

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  3. Omonero
    03/07/2013

    In definitiva sei stato più “pietoso” di quanto avrei potuto essere io.
    Inguardabile, e l’unico con la vera faccia da zombie era il Brad…

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  4. Caino
    04/07/2013

    Ho letto il libro di Brooks almeno un paio di volte e World War Z sembra perlopiù basato sui libri di Manel Loureiro.
    L’aderenza all’opera del figlio di Mel è imbarazzante, ma si saperva. Inutile ripeterlo.
    Si sapeva che era un Rated G, inutile scandalizzarsi per l’assenza di gore.
    Si sapeva di Brad Pitt, inutile non aspettarsi l’ennesimo padre di famiglia che salva il mondo.
    Inutile, quando si guarda Hollywood, non aspettarsi pretestuosità, finzione e puro intrattenimento.
    Su questa ottica la prima parte del film è sostanzialmente orrido. La seconda parte, da Israele in poi, il film inizia a rispettare gli zombie e gli zombie movie.
    A quel punto il film è già talmente morto che non può non essere un decente zombie movie. E nel 2013 uno zombie movie è decente quando contiene almeno una scena bella o almeno un’dea, o interpretazione, degna di nota.
    E’ accontentarsi di poco, in sostanza.
    E’ accontentarsi di vedere degli zombie fatti “con i soldi” [e basta sti trucchi da b-movie comprati all’ikea] e godersi i clichè del genere.

    Inutile anche ripetere che The Battery è il miglior zombie movie del decennio, tra l’altro.

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  5. Beatrix Kiddo
    12/07/2013

    Con il libro non c’entra una pizza.Come con i film che hai citato. Non lo difendo, of course, ma nemmeno lo condanno del tutto. Certo, cazzatona monumentale, ma io mi son rilassata un paio d’ore (appena terminato me lo ero già dimenticato ovviamente),Per zombie e pandemie serie rivolgersi altrove sicuramente, ma in giro c’è tanto di peggio.
    p.s. Bel posticino…

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  6. Rutto Scoto
    20/08/2013

    Grazie Lenny, la tua recensione mi ha fatto sentire meno sola, oltre ad avermi provocato momenti di assoluto divertimento….concordo un vero filmaccio, incomprensibile come abbiano potuto giocarsi così un film, ridicolo finale abbozzato in poco più di 15 minuti…..ridicolo…

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  7. Rutto Scoto
    20/08/2013

    Sempre in tema di risate, caro Lenny, recensisci al più presto l’ultima fatica di Zampaglione, se non erro si chiama Tulpa….

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Questa voce è stata pubblicata il 30/06/2013 da in Cinema, recensione con tag , , , , .

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