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Peace is for pussies

You’re next

ynSono affranto all’idea di riaprire il blog con il piglio acido di chi ha visto l’ennesimo cumulo di imbarazzante immondizia riciclata che, solo perché indie e vagamente violento, ha fatto miagolare qualche hipster (incarnato alla perfezione, persino nel look, da Ti West, qui nel ruolo di un fugace e anonimo personaggio), ma il mercato ha deciso che You’re next dovesse essere lo shocker dell’anno, che fosse la perla nascosta dai cattivi-cattivi-cattivi distributori da ben due anni, che fosse una boccata d’ossigeno per un genere costantemente definito asfittico (eppure ha incassato quasi venti milioni di dollari solo sul suolo patrio) quando invece è uno dei più vili e inutili chiodi piantati nella bara dell’horror yankee.

Anzi, è l’innocuo e patetico mazzolino di fiori gettato sulla bara, perché se il vostro apparato pilifero si rizza per questo film chiedetevi quale sia l’ultimo film horror che vi ha inchiodato alla sedia perché potreste scoprire che la risposta è Bambi.

Ora, non so perché da qualche cantina ammuffita qualcuno abbia tirato fuori questa pellicola, se abbia avuto un ruolo Ti West (la cui nomea persiste nonostante un prodotto indecente dopo l’altro), perché già a leggere il curriculum del regista Adam Wingard qualche dubbio uno sano di mente se lo sarebbe posto: due episodi dimenticabili per la serie V/H/S, un episodio autocompiaciuto, idiota e fuori posto per ABCs of the death o il secondo lungometraggio A horrible way to die che, a dispetto del titolo altisonante, è più anemico di un documentario sui fiori di Bach e noioso, gonfiato com’è da scene interlocutorie del tipo guarda come so giocare con le dissolvenze e le luci con la mia telecamera nuova presa su e-bay e soprattutto dio mio, come li riempio questi 90 minuti?

Sono sempre predisposto all’indulgenza verso gli esordi, però, se all’ennesimo tentativo, corto o lungo che sia, non arrivi mai a colpire un nervo scoperto, e per lo più fai sbadigliare, forse l’horror non è il tuo genere.

E non siamo neanche in zona horror-per-famiglie à la James Wan (il corrispettivo cinematografico di Piccoli brividi).

Con You’re next il fido sceneggiatore di Wingard, Simon Barrett, compie una delle operazioni che più mi fa congelare la mascella: pesco una carta dal cilindro topoi dell’horror americano recente,  ed esce home-invasion, siccome, poi, il mio pubblico indie potrebbe sostenere che sono troppo mainstream gli cucio addosso un coté musicale vecchio stile, un po’ John Carpenter, un po’ abbiate pazienza se abbiamo soldi solo per una tastiera, ricopriamo tutto con un maglioncino di fotografia sporca, che non indosserebbe neanche Sarah Lund, che fa un po’ retro (perché l’hipster è inattuale, non innovativo) e anni ’70, quando sì che si faceva l’horror vero e anticonformista, pompiamo i bassi della soundtrack, perché la gente in fondo è scema e devi far capire quando deve tremare, e pure la violenza, che noi non proviamo timore per la censura.

Infine, dato che facciamo horror serio-serioso, ma anche un po’ mentale, e con tutto questo sangue corriamo il rischio che non si noti che siamo anche intellettuali, inseriamo momenti ironici e un po’ cazzari che, nella totalità di casi, generano involontari momenti comici che t’inducono a coprirti la faccia con la mano come nel noto meme col Capitano Picard.

E se c’è una reazione che non tollero, se non, ovviamente, durante la visione di una horror-comedy, è ridere durante un horror che dovrebbe tenermi sulle spine o, peggio ancora, chiedermi se hanno montato un tentativo di thriller insieme al trailer di un vanziniano Anniversario di matrimonio coi mortacci tuoi (titolo che riassume in modo preciso la trama).

I problemi di You’re next sono tanti: quasi mezz’ora per scaldare i motori con la prevedibile riunione della futura carne da macello i cui battibecchi non interessanti tediano e fanno individuare facilmente il villain di turno (ma, per evitare che si stizzisca, al momento della rivelazione fate finta che lo sceneggiatore sia stato troppo intelligente per voi e che quando il gioco dei 10 piccoli indiani  è terminato non ci avreste mai e poi mai creduto).

Non solo il cast è spesso inadeguato, sembra sempre in posa (sono pur sempre hipster, o forse solo incapaci), deve recitare dialoghi improbabili e compiere azioni ridicole o esagerate (preparatevi alla versione femminile di Rambo), ma quel che accade è talmente già visto, rivisto, ridigerito, tra trappole e assalti e urla come neanche in un film di Muccino (solo che almeno qualcuno li ammazza) che col pensiero si rivalutano le (piccole) raffinatezze di scrittura e regia di Bryan Bertino per The strangers (You’re next ne sembra la versione caciarona e stolta) o, in aggiunta alle raffinatezze di cui sopra, il caos controllato di Timo Tjahjanto che, pur giocando nello stesso campionato massacroincasa, dall’alto del fatto che è un vero regista con il suo Macabre spicca come un Kubrick al cospetto di Fausto Brizzi.

Non c’è alcun elemento che sia appena intrigante in You’re next, su qualsiasi livello, tanto da lasciare basiti che qualcuno si faccia impressionare solo perché violento (oggettivamente solo una scena è truculenta ed è realizzata talmente male che alla fine della sequenza ti sembra di aver visto una versione live di una puntata di Tom e Jerry e, ahimè, fa sembrare un gigante Fede Alvarez e il suo uso improprio di elettrodomestici).

E non si controbatta che è un problema di soldi, perché la lista di film horror eccellenti realizzati con due soldi è lunga.

You’re next è un altro tassello della storia morta dell’horror americano, un vecchio e demente gatto che si morde la coda e pensa pure che questa volta riuscirà ad afferrarla.

Concludo con una mia ormai tradizionale e senile rampogna.

Se vi piace un film in cui la scena finale sembra la versione gore di uno sketch di Benny Hill, che forse aveva più ritegno, se in una recensione di You’re next, oltre a esaltarlo come thriller-da-paura e film intelligente, citate Funny games di Haneke per farci sapere che avete studiato al DAMS, che amate anche il bel cinema o per dare un tono cultural-chic al vostro testo, fatevi un favore per non coprirvi di ridicolo: smettetela di guardare quel paio di horror all’anno, dimostrando che non avete termini di confronto per discuterne criticamente, e dedicatevi davvero a scrivere di fiori di Bach.

4 commenti su “You’re next

  1. elvezio
    17/09/2013

    Stiamo passando un momento-nadir dell’horror statunitense, ben peggiore del momento “meta” dettato da Scream e compagnia varia, si erano rialzati, a stento e bene o male, nel primo decennio del nuovo millennio ma ora siamo davvero alla frutta, non so se sia peggio questa roba o The Conjuring, entrambi proiettili a salve della peggior specie, sorta di Scooby Doo a cui è stato tolto il momento razionale per sostituirlo con gli allegri scherzi ACME. Queste cose sono anti-orrore.

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  2. Pingback: You're Next, He's Next... | Horror Carnal

  3. Ho una analisi da aggiungere: mah…
    Una serie di niente seguito dal nulla senza senso. E poi non è che wingard sia sto genio del male, anzi. Mi fa paura che venga buttato nel calderone del “nu-horror” americano anche questi cialtroni da due soldi, quando, come dici tu, c’è davvero roba interessante a “pochi schei”.
    A proposito del “meta” di cui sopra di elvezio e dei budget ridottissimi, ho visto l’altra sera “Resolution” che ho trovato davvero molto interessante. Magari fra un anno lo recensisco e poi ne discutiamo.

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  4. tostapane180
    05/11/2014

    Bel film che non si prende troppo sul serio. Secondo me ci avete capito poco.

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Questa voce è stata pubblicata il 17/09/2013 da in Cinema, recensione con tag , , , , .

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