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Peace is for pussies

Caro amico pro-Israele, caro amico pro-Palestina…

otisCaro amico che discuti online del conflitto israelo-palestinese, mentre un popolo viene massacrato (non solo dagli Israeliani) e l’altro sembra aver perso il lume della ragione, quindi mentre la gente muore, dai nostri scranni onniscienti abbiamo deciso di attuare una forma 2.0 di guerra.

Visti dall’esterno non so quale dei due gruppi di persone sembrerebbe più imbarazzante per la specie umana.

Penso che sia i più fieri pro-palestinesi sia i pro-israeliani spesso non possiedano che frammenti di realtà e che non compiano lo sforzo di unirli per trovare conclusioni comuni ammettendo criticità da entrambe le parti.

Non so quali bisogni anche psicologici soddisfino certe discussioni, se sia solo una reazione all’orrore o se si ambisca utopicamente a cambiare il mondo con i social-network, ma trasportare quella guerra qui, tra le nostre case ancora intere, non ha senso.

Non dovremmo essere più costruttivi, noi che abbiamo il lusso di potercelo ancora permettere?

Mi permetto, pertanto, di rivolgermi a un ipotetico amico pro-Israele e a uno pro-Palestina (quindi non a chi non esprime la sua opinione: magari sta a questi miei amici convincerli) proponendo alcuni consigli di comunicazione per una discussione costruttiva e che serva almeno per crescere a livello di informazione (se poi sapete già tutto, buon per voi: sospetto che non sia così per l’italiano medio).

Li chiamo appositamente pro- perché mi rivolgo in modo specifico a coloro che non vogliono assolutamente ascoltare l’altro (nemmeno una volta identificati gli interlocutori impossibili): a mio avviso state sbagliando e se vi togliete quel coltello fra i denti potreste provarci.

Chi non esprime la sua opinione, forse, vi ascolterà più volentieri.

(Il testo è suscettibile di modifiche accogliendo eventuali suggerimenti da parte di chi sia davvero esperto di comunicazione).

 

Caro amico pro-Israele, 

una premessa.

Sono una persona orribile: non sono pacifista, nel senso che non credo che ci sarà mai pace nel mondo, non ho una visione romantica e idealizzata né dell’umanità né della guerra (a volte ho l’impressione che qualcuno abbia scoperto l’altro ieri quanto sia sconvolgente la vista di un corpo fatto a pezzi), e se fossi il Grande Leviatano farei sparire dalla faccia della Terra tutti i monoteisti senza versare una lacrima.

Però questo scenario sarebbe possibile solo nei miei sogni psicotici più oscuri o in un videogioco.

Io sono intriso di odio per chiunque abbia una cultura teocratica (e quindi inevitabilmente omofoba) e ho la sensibilità di un vampiro ibernato per 500 anni.

Ora, tu riesci a essere una persona migliore e più sensata di me?

Perché tra i pro-Israele c’è un coacervo di mistificatori razzisti con i quali non voglio essere accomunato.

In un confronto sulla guerra israelo-palestinese:

1. Evita per qualsiasi motivo l’accusa di antisemitismo.

E se usi termini come zecca comunista sei solo un coglione rimasto al liceo.

Esistono, e sono sempre troppi, gli antisemiti (da qui il mio pensare che Israele abbia il diritto e il dovere di esistere), ma non è difficile identificarli e sono sicuro che non perdi il tuo tempo a discutere con un militante di estrema destra, quello che Chiesa cattolica uber alles, il pericolo arabo, ma non perde occasione di mascherare il proprio antisemitismo sotto una propaganda di stampo quasi partigiano.

Per non parlare di quell’imbarazzante gruppo di persone che con un tempismo da sciacallo compare sui social-network solo quando può criticare Israele (ma ci fosse mai una volta che abbia pubblicato notizie su altre guerre, tra un aperitivo e un dramma romantico) o che interviene solo per sminuire le criticità dei paesi islamici perché è sempre colpa dell’Occidente colonialista (ma fondamentalmente non gliene importa niente, importa Israele): questi non sono pacifisti.

Di pacifisti ne conosco molti, sono fonte preziosa di informazioni, e vivono esterrefatti (quasi) ogni conflitto, e la specie umana non ne fa mai mancare.

Quelli là lasciali marcire nelle loro contraddizioni, non è a loro che ti devi rivolgere.

2.Tenta di instaurare un dialogo con tutti gli altri, sii fermo, ma onesto, primo fra tutti con te stesso.

Amiamo Israele e la cultura ebraica, nessuno potrà mai sottolineare i difetti della democrazia israeliana senza sembrare ridicolo visti i paesi che la circondano (e chi ha mai sostenuto che Israele fosse un paese moderno se non in confronto al resto del medio-oriente? Il confronto non è mica con la Svezia), ma abbandona per un secondo le sfumature e tieni presenti i fatti che media e social-network stanno sottolineando.

Pertanto non essere ottuso: Israele ha perso la brocca.

Possiede il sistema Iron Dome, sta letteralmente in una botta di ferro, la sua tecnologia militare è tale (e l’ha già dimostrato) che potrebbe infilare pallottole nel culo di una mummia egiziana sepolta dentro una piramide ricamandole con precisione persino le emorroidi, per cui guardiamoci negli occhi: l’IDF sta deliberatamente compiendo una strage.

Questo lo devi ammettere.

Hamas aveva un bisogno disperato di questa guerra e Israele gli sta regalando il tributo di sangue a cui ambiva senza sporcarsi formalmente le mani.

Gli Israeliani avrebbero potuto starsene ai balconi qualche giorno a guardare i missili lanciati da Hamas facendo coprire quest’ultimo di ridicolo e ponendo all’attenzione dei  media la questione, cruciale, di questi armamenti.
Israele ha subito morti quando ha iniziato l’attacco via terra.

Ma perché? Ne voleva qualcuno anche Israele?

Quindi sottolinea quanto gli estremisti israeliani abbiano sbagliato, che quelle stragi di bambini sono ingiustificate e disgustose (si combattono i terroristi e se ne creano altri? La specie umana è più portata all’odio e alla vendetta che alla pace, basta aprire un libro di storia).

3.Concentrati sulle informazioni errate (foto di palestinesi siriani spacciate per foto di palestinesi di Gaza; la ormai nota mappa dei Territori palestinesi in 4 fasi), opponi alle foto di morti le foto di ebrei che protestano contro questa politica suicida, perché se l’antisemitismo si trasformerà semanticamente in antisionismo Israele si sarà fottuta con le sue mani, diffondi documenti su Hamas, i suoi soldi, le sue relazioni con il Qatar, la sua rete di jihadisti, mostra come vivono i suoi leader, poni domande su come abbia usato risorse di dubbia provenienza per armarsi invece che per il bene della propria popolazione, e chiedi come mai per i palestinesi di Gaza imperversi un bombardamento di informazioni mentre per la più grande comunità palestinese (Yarmouk) la quasi totalità dei pro-Palestina non abbia sprecato un click.

4.Proponi riflessioni su un quadro più ampio che va oltre Gaza, sul fatto che Hamas per alcuni paesi è un dito nel culo mentre per altri è l’utile fumo negli occhi dei media per poter compiere crimini persino peggiori di quelli di Israele proprio ai danni degli altri palestinesi.

Nessuno può conoscere ogni dettaglio di una situazione così intricata e in veloce evoluzione, tutti possediamo brandelli di verità, anche se molti ti sembreranno portatori di verità monolitiche (e spesso lo sei anche tu).

Tu dimostra che se davvero hanno a cuore i palestinesi, dovrebbero allargare lo sguardo anche a nord se a loro non interessa solo criticare Israele.

5.Sottolinea gli aspetti positivi di Israele evidenziandone le contraddizioni da risolvere (per esempio, il sistema educativo differenziato per gli arabi israeliani, seriously?) e soprattutto spingi il tuo interlocutore a uscire da posizioni di tifoseria perché un conto è la questione dei diritti umani nei paesi del medio-oriente, un conto è discutere su una guerra.

Fagli notare che sta confondendo i piani.

6.Fai spallucce alle accuse di pinkwashing: è un termine coniato da persone che non ammettono che per loro la questione dei diritti dei gay è secondaria.

Persino l’IDF è ai primi posti nel mondo per il trattamento paritario dei gay.

Non cedere a considerarla una questione secondaria: è un punto di orgoglio.

Se un palestinese gay finalmente non avesse una pioggia di missili sulla testa forse potrebbe persino iniziare a pensare a quale sarebbe il paese dove vivrebbe più libero di essere se stesso, ma Israele non glielo sta consentendo e la politica di rifiutare l’ingresso di palestinesi gay in fuga è cinica e fa vomitare.

Se non lo ammetti l’omofoba teoria del pinkwashing troverà ancora sostegno.

Per cui devi condannare le politiche insufficienti sull’asilo dei gay palestinesi e la possibilità di scegliere dove vivere, intanto al primo che ti farà notare queste carenze puoi sempre rispondere il paese che difendi che offre? Magari sei pure italiano.

7.Infine, devi aver chiara una risposta dentro di te: vuoi che questa guerra finisca o vuoi il Grande Israele?

Se vuoi il secondo allora non ho più nulla da dirti neanch’io. Ora anche basta, magari?

 

Caro amico pro-Palestina,

lo so che non hai pazienza e hai già un pregiudizio su di me perché non mi sono mai espresso chiaramente a difesa della popolazione palestinese, ma allontanati qualche minuto dalla posizione in cui ti sei posto (o ti pone l’altrui percezione di te) e prova a portarmi dalla tua parte, perché lo stai facendo sbagliato, e prova a rispondere a mie domande, che ti urteranno, ma se tu non mi vuoi rispondere e convincere, si può sapere a che fine intasare la timeline di necrocronaca se tu, che magari ne sai di più, non mi aiuti a contestualizzarla e a non vederla come una pagina di Rotten?

Magari potresti persino scoprire, in un confronto, che ti mancano brandelli di realtà e che i tuoi argomenti vanno ancora consolidati per diventare anche più convincente.

Perché devi fartene una ragione di un fatto: la persona media ti vede come uno che per strada gli urla MORTE! MORTE! tirandolo per il bavero e assomigliando al folle che gira col cartello The end is near.

La persona media, in tempi in cui tutti si arrogano il diritto di sapere tutto di tutto, sui conflitti bellici sospende il giudizio.

Anni fa c’erano i partiti a scegliere ideologicamente per lei la fazione nel giusto, ora non è più così e la cultura storica moderna è disastrata quanto quella scientifica e quel poco che conosce l’ha appreso dai telegiornali.

Che Israele sia in guerra non fa più notizia, c’è una diffusa cultura razzista e/o persino ancora antisemita e se può la gente gira lo sguardo dall’altra parte.

Ora, non so esattamente che cosa tu voglia ottenere con i tuoi click e i tuoi RT, ma mi arrogo l’idea di pensare che tu lo stia facendo perché le persone si prendano a cuore questa causa che sostieni, per smuovere le coscienze.

Alcuni consigli o domande che dovresti essere pronto ad affrontare:

1.Ti chiederanno perché dovrei interessarmi?

E, fidati, che stanno massacrando un popolo non suscita l’effetto da te desiderato. Orribile, vero?

Se vuoi parlare agli umani e non solo a te stesso, o a chi già la pensa come te, ne sentirai di risposte orribili.

2. Non usare l’accusa di benaltrismo, la più facile arma retorica che si possa usare.

Chi ti farà notare scusa, ma le guerre in Siria, in Congo, in Africa Centrale, in Sudan, hanno causato milioni di morti e di profughi, questa guerra in confronto è una lite di condominio probabilmente non è l’uomo medio che sa a mala pena dove stia la sua provincia, ma una persona che è informata e, pensa, magari anche più di te (può succedere a tutti).

Quindi rispondi con valide argomentazioni sul perché questa guerra sia da condannare con maggior forza dato che c’è un esercito armato fino i denti che massacra una popolazione non è sufficiente in quanto si applica a molte altre guerre in corso (e sono decine).

Non sta a me dirti quali siano gli argomenti da usare: poniti la stessa domanda e restituiscimi la tua risposta più sincera e informata.

Nel caso non mi disprezzerai se tornerò a interessarmi di Siria e Iraq che da un punto di vista degli equilibri mondiali a me sembrano più rilevanti, ma sarò ben lieto di ascoltarti se busserai ancora alla mia porta.

3.I palestinesi non vivono solo a Gaza e a West Bank.

Per esempio la più grande comunità palestinese, Yarmouk, si trovava in Siria.

C’erano 180000 persone, ne sono rimaste circa 20000.

La colpa è dei jihadisti e di Assad.

A te interessa il destino di tutti i palestinesi o ti interessa solo quando vengono massacrati dagli Israeliani?

Perché io lo so che tu non sei di quelli che si interessano solo a Gaza, ma se lo sei ogni tanto mi piacerebbe vederti ricordare che i palestinesi in questo particolare periodo storico sono massacrati o abbandonati da tutti, paesi arabi compresi e in primis.

Cerca di allontanare da te lo spettro dell’accusa di essere solo anti-Israele e dimostrami che no, a te stanno a cuore i palestinesi tutti.

E questo è ancor meno benaltrismo: si tratta dello stesso popolo.

4.Non giustificare mai Hamas, perché così facendo lo identifichi col popolo palestinese.

Poni dubbi sulla sua politica di armamenti, sulla provenienza dubbia delle sue risorse, critica il loro utilizzo, altrimenti ti renderai prono all’accusa più semplice cioè quella di essere pro-terroristi.

5.L’altra accusa che ti sarà rivolta da qualche idiota è quella di essere antisemita.

Sono sicuro che avrai argomenti per dimostrare che non è così, ma se quello insiste hai identificato la sottocategoria di persone con cui è inutile discutere e che lo stesso pro-Israele dovrebbe isolare perché solo in precisi casi l’accusa è veritiera.

6. Evita termini come genocidio o l’accusa di essere nazisti.

La demografia palestinese ti darebbe torto e te la rivolgerebbero cinicamente contro, commetti un torto verso popolazioni che un genocidio, anche in anni recenti, l’hanno subito e per quanto riguarda l’ultima accusa a te, sempre connesso, è inutile che ti rammenti la legge di Godwin.

Criminale o massacro sono termini sufficientemente appropriati.

7.Se sai che il tuo interlocutore è gay non tirare fuori dal cappello l’accusa di pinkwashing perché è un’accusa che pur in parte veritiera è nata in ambienti che sui diritti dei gay devono solo tacere e soprattutto se ne parla quando si tratta di diritti umani, non di guerra.

Non confondere tu per primo le questioni ed è inutile che sprechi energie a dimostrare che Israele non è una democrazia perfetta: in mezzo a quel puttanaio è ancora la migliore (che non significa non sia criticabile, come invito a fare, anche duramente, l’amico pro-Israele).

E soprattutto sminuisci la questione dei diritti dei gay rendendola questione di poco conto e non hai idea di quanto un gay sia ipersensibilizzato al ritornello politico ora si occuperanno noi, no, ancora no.

Da una persona sensibile ai temi del razzismo (e l’omofobia è una forma di razzismo) uno non se l’aspetta e un gay leggerà questa contro argomentazione come chissenefrega, frocio paranoico.

Perderai immediatamente un interlocutore.

8. Non sono tra quelli che ritengono che le foto delle vittime di guerra sia inutili, ma usale con criterio, contestualizzale, ti invito persino a usare quelle che turbano di più, ma ricorda sempre che oltre a te, migliaia di altre persone le stanno pubblicando e la possibilità di un effetto respingente o anestetizzante è sempre dietro l’angolo.

Sottolinea, quindi, per non contribuire al clima di odio che condanni, gli esempi positivi come è stato fatto da chi ha pubblicato le foto di arabi ed ebrei, persino israeliani, che condannano la guerra.

Mentre loro si distruggono, noi, dalla comodità dei nostri divani, cerchiamo di essere più costruttivi.

Se no a fare la cronaca ci sono già i giornalisti e faccio prima a seguire le pubblicazioni che ritengo meno faziose che te che aggiungi alla notizia REDRUM! REDRUM!

Ti rendi conto che tu sei a casa come me, non hai bombe che ti piovono in testa e che dopo un po’ assomigli a un esagitato?

9.Accetta un fatto: non solo molti non saranno d’accordo del tutto con te, ma la maggior parte delle persone non prenderà alcuna posizione.

A volte è indifferenza, a volte è umiltà e accettare anche la propria impotenza.

Coinvolgi le persone consapevole che noi, come sofawarriors, possiamo far ben poco se non:

a) far circolare informazioni accertate (e quante volte entrambe le parti sbagliano!), semplici da comprendere, su punti specifici (è una questione troppa complessa e diluita nei decenni per essere esaurita con tre frasi e se lo fai sembrerai solo superficiale e credibile quanto l’altro che strilla arabi terroristi)

b) creare clamore sui media e i social-network.

Ormai le pubblicazioni online e cartacee prestano molta attenzione al sentire della rete: tappati il naso e a volte un hashtag che gira a livello mondiale può far notizia.

c) iniziative pratiche a tua scelta (ho alle spalle una lunga militanza in una ONG, ne si faceva, spesso il risultato era frustrante, ma la soluzione alternativa non può essere quella di stampo vattimiano)

d)pensi di poter ottenere più di questo? Ti assicuro: sono qui pronto ad ascoltarti.

 

5 commenti su “Caro amico pro-Israele, caro amico pro-Palestina…

  1. Yoshi (@yoshi979)
    28/07/2014

    Ciao, sono decisamente un Pro-Israele e trovo l’articolo molto sensato e “necessario”. L’unico punto per il quale ho un po’ di perplessità è questo:
    “Gli Israeliani avrebbero potuto starsene ai balconi qualche giorno a guardare i missili lanciati da Hamas facendo coprire quest’ultimo di ridicolo e ponendo all’attenzione dei media la questione, cruciale, di questi armamenti.”
    I motivi sono tre:
    1) Iron Dome costa tantissimo (argomento non molto poetico, ma non ci si può permettere di andare in bancarotta per colpa dei terroristi).
    2) I media e l’opinione pubblica internazionale sono anni che fanno spallucce (esempio pratico: Sderot)
    3) La vita quotidiana in Israele sotto i razzi di Hamas non è assolutamente da “guardare i missili in balcone”. Sirene, bunker, disagi psicologici (ancora: hanno portato gli abitanti di Sderot allo svalvolamento), aeroporto chiuso a intervalli, etc etc

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  2. luca
    30/07/2014

    Lenny, è inutile parlare all’ amico palestinese : è morto.

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  3. Lenny Nero
    30/07/2014

    Infatti mi sembra chiaro che mi rivolgo all’amico pro-palestinese o della controparte che fa slacktivism al sicuro a casa sua

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  4. Sebastiano Comis
    12/08/2014

    Il commento di Yoshi dovrebbe farti capire quanto sia opportunista (e autocompiaciuto) il tuo blog. Io invece faccio mio quello che sta scritto in una Tshirt che ho visto nel sito di Gilad Atzmon: Se non ti hanno dato dell’antisemita vuol dire che non ha fatto abbastanza per la Palestina.

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  5. Lenny Nero
    12/08/2014

    Un blog autocompiaciuto. Non s’era mai visto. (La scritta sulla maglietta è altrettanto opportunista e autocompiaciuta, nonché una stronzata).

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Questa voce è stata pubblicata il 27/07/2014 da in Flussi di incoscienza con tag , .

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