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Oltraggio e pornografia dell’orrore: note sparse su Game of thrones e Hannibal

hannibalC’è uno spettro che si aggira sulle serie televisive, all’apparenza una costola malefica del politicamente corretto, ma in realtà figlio incestuoso del puritanesimo e rigurgito reazionario nei confronti dell’esondazione di elementi tipici dei film di genere nelle produzioni televisive ad alto budget.

Parto da uno spunto preciso: un recente articolo del Time che include nello stesso pacchetto di serie, definiamole così, poco tollerabili due delle serie più avvincenti degli ultimi anni: Hannibal e Game of thrones.

A parte l’etilismo (sì, con la t in quella posizione) di porre nello stesso territorio due serie diametralmente opposte in termini di [qualsiasi parametro di valutazione di opera audio-visiva], comunque all’interno di un articolo di rarissimi equilibrio e schiettezza, le polemiche delle ultime settimane mi consentono di schierarmi in difesa delle due serie citate con argomenti appropriati per ognuna.

Game of thrones: ceci n’est pas Tolkien

Siamo al termine della quinta stagione, sono state trasmesse 50 puntate distribuite in 5 anni: non è un prodotto che conosciamo da ieri.

Ve lo ricordate, invece, Lost, voi che magari avete la mia età o anche di più?

Al di là di meriti e demeriti Lost divenne una droga grazie ai misteri (farlocchi) ma soprattutto alle modalità narrative.

All’epoca di Lost ci riempimmo tutti la bocca di termini come flashforward e intere puntate erano basate su salti spazio-temporali.

Non sostengo che fosse sperimentale in senso assoluto, ma che portare alle estreme conseguenze certe manipolazioni lo sia stato per una serie televisiva destinata al grande pubblico che è stato iniziato a un modo di narrare per cui i giapponesi ci guardavano compatendoci come bambini inesperti (e i fanatici come me dei J-movie concorderanno).

Si trattava di una progettualità del tutto formale e che sosteneva solo la cornice, quindi innocua.

Qual è invece l’elemento peculiare di Games of thrones?

Che cosa vi viene in mente se pensate alla prima stagione? Ned Stark!

La morte di Ned Stark è l’evento-manifesto di un vangelo senza resurrezione, l’evento che caratterizza un mondo in cui i potenti sono moralmente rivoltanti e se muoiono per lo più non è per mano di eroi che non hanno mai possibilità di reagire ai soprusi.

Non so se vivete sul mio stesso pianeta, ma nel caso vi dovreste essere accorti che più che di cinismo si tratta di neutro realismo.

Vorrei anche ricordare che la decapitazione avveniva sotto gli occhi delle figlie minorenni, con l’inganno, per ordine di un personaggio sadico e sessualmente perverso e che il primo episodio si concludeva con Bran fatto cadere dalla torre dopo aver scoperto Jamie e Cersei intenti in un rapporto incestuoso.

Il predominio della violenza o dell’amoralità, nonché l’uccisione di colui o colei che consideriamo l’eroe di turno, come in una corsa kinghiana verso la salvezza (ed è dai tempi di Psycho che l’uccisione del presunto protagonista anticipa che nessuno è al sicuro), è il filo rosso che si allunga attraverso tutta la serie.

La sensazione di insicurezza e di tragedia imminente che grava su ogni episodio, insieme agli elementi gore, è ingrediente tipico di molti film horror (e sotto un certo punto di vista Game of thrones è la migliore serie horror che si sia vista di recente): sussistono solo ondate di disperazione che si susseguono l’una dopo l’altra.

Pensate da dove siamo partiti e a come sia ridotta Westeros ora, in cui nemmeno i villain se la passano felicemente.

Il piccolo gesto di smarcamento dalle altre serie risiede proprio in quest’intrinseca crudeltà che pervade persone ed azioni, un elemento di contenuto, non più formale, che agli occhi del grande pubblico, digiuno magari delle tonnellate di film di carne-e-sangue che guardano quelli come me, appare addirittura come caratteristico.

Nel corso degli anni abbiamo assistito a un campionario di nefandezze che obiettivamente turbano, ma a me turba molto di più che qualcuno ne resti disturbato.

Mi chiedo se questo qualcuno legga mai un quotidiano online, qualche news in 5 parole su Twitter, sappia che cosa sia accaduto non dico nei libri di storia (forse mai aperti), ma anche solo nel corso degli ultimi due anni.

Per quanto sia stata effettuata una traslitterazione in un contesto fantasy-medievale, Game of thrones è una saga bellica, senza il limpido dualismo morale o esclusivamente fantasy di Tolkien.

Stupri etnici, schiavismo sessuale, decapitazioni di gruppo, mutilazioni a vario titolo, condanne capitali ingegnose, sono tutt’ora in corso e sono sempre avvenuti in qualsiasi guerra.

Che cosa ha indotto a pensare dopo la prima stagione che Game of thrones potesse prendere una piega tolkeniana o alla Eragon?

Non c’è stato alcun motivo per pensarlo e dopo le torture ai danni di Theon o la sequenza del Red wedding o la decimazione dei personaggi ci si sarà resi conto che stiamo assistendo a una discesa verso l’inferno di tutti i protagonisti?

Le persone che si definiscono turbate perché non hanno smesso (molto tempo) prima?

Penso anche a quelle persone che protestano per scene di stupro fuori campo (di cui quella che ha generato più oltraggio annunciata già da puntate precedenti), i migliori alleati di chi, se potesse, cancellerebbe anche la parola stupro dal dizionario (come se a fare la differenza non fossero il modo e il contesto e il contesto non è quello del bosco di Memole: si tratta di distopia, stiamo vivendo il nostro Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood).

(E che non vi capiti di guardare una puntata di Law&Order: SVU, che persino il mio stomaco a volte tollera male, perché il colpo apoplettico è assicurato, d’altronde è una serie incentrata sui peggiori crimini sessuali, arricchita da discussioni etiche e legali sempre stimolanti, ma anche da una drammaticità inevitabilmente devastante. Pensate: basta non guardarla! Non spariranno prostituzione e pedofilia, ma voi ne guadagnerete in serenità).

Game of thrones è questo: il nuovo anello del potere è un trono fatto di spade, non di margherite, è il primum movens della disgregazione dell’umanità in fazioni che si distruggono a vicenda pur di fronte a una minaccia comune incombente e imbattibile che potrebbe portare all’estinzione della specie umana così come la conosciamo.

I White Walkers sono cloni del colonnello Kurtz e dopo che saranno sconfitti l’umanità che resterà sarà comunque devastata interiormente o numericamente massacrata.

Se non saranno sconfitti, gli umani saranno assimilati (sarebbe anche la conclusione più logica).

Approdati alla quinta stagione, la moda dell’oltraggio, di urlare il proprio sentirsi ormai non più offesi (potrebbero sussistere delle ragioni), ma turbati è l’ultima manifestazione di un’ipersensibilità puritana, cieca, da bambini cresciuti nella bambagia o a fiction con preti da CattolicesimoWOW e militari dolcemente complicati.

Se qualcosa vi offende potete protestare (a parte se siete religiosi: prima imparate a non fomentare idee discriminatrici verso donne e gay, poi nel caso se ne ridiscute, voi e le istituzioni che vi proteggono o alle quali siete stoltamente sottomessi) e giustificare la vostra protesta, ma ormai siamo oltre al concetto di offesa, siamo al chiedere che Games of thrones non sia più esattamente quello che è sempre stato: l’orrore di una guerra globale.

Se poi ritenete che ciò che accade nel nono episodio della quinta stagione sia gratuito inizio pure a dubitare che siate dotati di mezzi di base per comprendere la forma mentis dei protagonisti e che qualche lettura in più alle scuole medie vi avrebbe aiutato.

Per altro è di attualità: il sacrificio giustificato da una visione irrazionale del mondo.

Troppi culi, signor Brass

Oggi su Vox scrivono: It seems as if Game of Thrones approached this season with the overriding belief that it should give the people what they want, and what the people want is misery, endless misery.

Voi che siete sfiancati da un presunto superamento di limite di sopportazione nei confronti di eventi shock, al quale irrido, ma un horrormaniaco non fa testo, voi che troppi culi, signor Brass, potete compiere un semplice gesto invece di sperare che Game of thrones diventi La casa nella prateria: guardate altro.

Non è il prodotto per voi, siete così lenti e disorientati che ve ne siete resi conto dopo 5 anni e ve ne dovete fare una ragione: sì, misery, endless misery è precisamente la sensazione che molti di noi amano vivere, perché la riteniamo persino catartica.

Da un punto di vista personale non sopporto retorica, buoni sentimenti d’accatto, la commozione a tavolino, la ricerca di redenzione che ottiene successo e in generale la rassicurazione.

Se avete problemi di ansia o vivete in una torre d’avorio (anche delle emozioni) potete rivolgervi a ottimi specialisti che sapranno aiutarvi o isolarvi in una clinica in mezzo a un bosco così non dovrete sapere quanto sia crudele questo mondo crudele.

Io invece voglio, desidero, esigo che un film o una serie tv mi creino turbamento (estetico o etico).

Voi invece state cercando ansiolitici, e dovreste avere imparato che le serie HBO non ne sono un corrispettivo.

Hannibal: You no longer have ethical concerns, Hannibal, you have aesthetic ones

Hannibal meriterebbe pagine e pagine, e mi sento assolutamente inadeguato a discuterne a un livello altrettanto degno.

Ogni puntata offre spunti intellettuali o artistici che potrebbero essere approfonditi per ore quindi cercherò di spiegare perché porlo nello stesso calderone di Game of thrones è superficiale (se l’unico elemento in comune è la violenza estrema, allora potevano essere citate altre serie).

Hannibal è il risultato del concept artistico più azzardato di questi anni.

Non si è trattato solo di rimodellare storie e personaggi ormai noti in un’audace operazione di riscrittura, ma di creare un universo differente da quello dei libri di Harris.

Hannibal è una performance artistica continua che mette in scena fatti filtrati dall’inconscio dei protagonisti tramite un lavoro maniacale che investe gli ambienti, gli elementi di scena, la disposizione dei piatti cucinati fino a, soprattutto, la fotografia.

Karim Hussain (che vi ho citato in almeno altri cento post) ha trovato gli accordi nelle prime puntate e poi James Hakwinson ha superato il maestro.

Nella prima puntata della terza stagione la rappresentazione visiva degli eventi come se fossero sogni lucidi viene persino accompagnata dalla destrutturazione della logica narrativa classica per la ricerca di una logica onirica, a flusso.

Simbolismi, cromie, brani musicali sono essi stessi personaggi dell’incubo collettivo condiviso dai protagonisti e ogni puntata di Hannibal ci trascina in una dimensione surreale ma, con sotterfugi e incanti, concreta e credibile.

Si tratta forse del primo esperimento di psichedelia televisiva perché ogni episodio è un incrocio tra una seduta psicanalitica e una sessione sciamanica.

Non esiste al momento (e da anni) alcuna serie che possa vantare un’architettura visiva così potente, unica e immersiva.

E oltre a questo, Hannibal è estetizzazione della violenza più efferata (basti ricordare l’uomo albero, l’uomo violoncello, l’uomo-angelo, l’uomo-giustizia, il centipede-oculare, il totem di carne…), un passo più in là del freddo concettualismo di Hirst (pur citato nella seconda stagione) verso zone in cui il macabro assoluto incontra la bellezza assoluta.

La rivoluzione di Hannibal non consiste solo nel contenuto (l’orrore) o nella sua narrazione (il modo), ma nella forma.

Se Game of thrones si assesta sui migliori standard da blockbuster, Hannibal è un Uovo Fabergé da cui sgocciola sangue, è una conversazione vis-à-vis con la Santa Muerte, è entrare in una cattedrale sotto l’effetto di Peyote durante un coro di Fauré, è essere sottoposti a waterboarding mentre ti masturbano, nonché un’esperienza plurisensoriale e, nelle puntate più riuscite, ipnotica e claustrofobica.

Hannibal si pone oltre i confini della morale, di quello che si può rappresentare o di come lo si possa rappresentare, perché ci conduce in quel luogo oscuro della mente in cui un assassino può nascere e forse solo adesso stiamo mettendo a fuoco che la serie tratta proprio della genesi della violenza fino all’ultimo miglio, quello in cui diventa una questione estetica.

Se avete accettato l’invito a cena del dottor Lecter o quello a un matrimonio organizzato da George R. R. Martin, e finite voi per l’essere la portata principale, poi non vi potete lamentare perché la sanitizzazione della violenza non è mai stata prevista e ora non avete alcun motivo per sentirvi ingannati: quando siete entrati nella giostra del castello incantato avete rinunciato al girotondo coi pony.

Se ora ve ne siete pentiti, almeno fateci un favore.

Sì, proprio quello.

9 commenti su “Oltraggio e pornografia dell’orrore: note sparse su Game of thrones e Hannibal

  1. negrodeath
    13/06/2015

    Totalmente d’accordo – cioè, Hannibal non lo conosco, ma mi fido. Ma da FB sei sparito?

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  2. Lenny Nero
    13/06/2015

    mi hanno bloccato l’account perché non usavo il mio nome vero. Poi ci lamentiamo dei cookie!

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  3. kasabake
    05/07/2015

    Ho scoperto da poco il tuo blog ed al piacere ricavato dalla lettura delle interessantissime cose che scrivi, si mescolava in me l’amaro disagio, tutto egoistico, per un paragone impietoso, a mio svantaggio purtroppo.
    Si, perché, dilettandomi anch’io di scrivere settimanalmente su un blog, pensavo, in modo certo un po’ presuntuoso, di pormi su un livello medio qualitativamente parlando nell’esposizione e nella disamina di alcune fiction, ma poi leggo il tuo pezzo, questo in particolare, dove anche tu, come ho fatto io, parli del serial “Hannibal” e malgrado allora (quando lo scrissi) ero orgoglioso del mio testo, oggi, dopo aver letto il tuo, mi sento ancora più piccolo.
    Adesso, in un rigurgito di finto buonismo (dopo averti in realtà maledetto, perché se non si riesce a primeggiare è più facile sperare che sbaglino gli altri…), ingoio il rospo, faccio tre passi indietro di rispetto per il tuo modo di recensire e ti faccio (di nuovo ingoio la bile) davvero tanti complimenti.

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  4. Lenny Nero
    06/07/2015

    Grazie! Ma sono due post, il tuo e il mio, con scopi e struttura differente, e il tuo mi pare decisamente più esauriente e approfondito sotto molti aspetti. Quel che conta è che un post sia personale e porti qualcosa in più o di diverso rispetto ad altri.

    Liked by 1 persona

  5. kasabake
    06/07/2015

    Grazie Lenny (giusto chiamarti così?), sei molto gentile!
    Avremo modo di sentirci tramite lo spazio commenti…

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  6. Io credo che Game of Thrones (così come i libri rispettivi) debba smetterla di far parlare di sé con le morti dei protagonisti. Non mi piace più come una volta. Lo seguo sempre puntuale, ma per me è sempre più frustrante. Stagione 1 forever.

    Mi fa piacere tutto quello che hai scritto su Hannibal. Sono grande fan di Bryan Fuller e amo tutte le sue serie belle e sfortunate. Ciò che hai scritto è outstanding!

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  7. Lenny Nero
    16/07/2015

    Grazie per l’outstanding! E Fuller, oltre al fatto che un creativo con i controzebedei è davvero una persona interessante e promettente. Chissà American Gods…Su GOT: pensa che a me piace ben al di là delle morti, che vedo come l’intervallo RAI di una volta. Su di molti hanno un evidente effetto shock che su di me, più blando, non distrae da tutto il resto che c’è da vivere e guardare. Il mio punto era proprio in parte: se non fa per te, c’è tanto altro! Non ce l’ha prescritto il medico. Capisco fino a un certo punto i commenti da uomo ferito, almeno fossero ironici e trollanti. E GOT si presterebbe parecchio. Solo su Tumblr vedo meme divertentissimi, fuori è tutto un peana e discussioni con un tono inquisitorio neanche GOT fosse un affare politico internazionale di cui ne va della nostra vita. Si sta esagerando, a mio avviso. E si toglie spazio magari a serie come Hannibsl che poi muoiono nel silenzio generale, ma tutti troppo presi a parlare di serie che sono già sulla bocca di tutti.

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  8. Esattamentissimamente😦
    Preciso che continuo a vedere GoT perché voglio vedere come finisce, però lo trovo sempre più fastidioso e frustrante, per quanto tecnicamente eccellente. Sai, dopo cinque stagioni e cinque libri vorrei che qualcosina si risolva e invece diventa tutto sempre più complicato per tutti i personaggi e lo trovo semplicemente stancante. Gli Stark non fanno altro che morire o dividersi e fra un po’ si divideranno in organi singoli che vanno in giro da soli. I cliffhanger di Arya e di Sansa li ho trovati indecenti.
    Sono tornato fresco fresco dal 3×07 di Hannibal ed è stato immenso. Certe scene di violenza così efficace che ormai GoT si sogna. Che cosa orribile che rimangano solo altri sei episodi e poi probabilmente più nulla. Troppo triste.

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  9. bravo

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Questa voce è stata pubblicata il 10/06/2015 da in Flussi di incoscienza con tag , , .

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