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Peace is for pussies

[Letterboxd] Blood brothers (The divine tragedies)

bloddbrothersHo atteso questo film per quasi due anni, dopo essermi costruito l’idea di un film sull’estetica della morbosità con derive visive surreali.
Di fatto si tratta di un film indie non privo di qualità negli intenti ma costantemente sopra le righe, a partire dalla recitazione alla colonna sonora, grottesco e compiaciuto di esserlo, illuminato in modo irreale seguendo stilemi già stravisti e vecchi di anni, forse soluzioni facili dovute al budget perché comunque il regista ha un buon occhio fotografico che controbilancia il tono circense ma, nello stesso tempo, accentua il contrasto tra cornice e modalità narrative.
Quello che manca al regista è il senso della misura, per es., perché sporcare la sequenza di delirio e strage nella sala cinematografica con sovrimpressioni che ne appesantiscono e distruggono l’eleganza malata?

Perché non darci un taglio con imbarazzanti dialoghi stereotipati che rendono i protagonisti macchiette più di quanto già non siano?
Il risultato complessivo è una tragicommedia che delude chi non si aspettava i toni camp e li trova fastidiosi ma non abbastanza camp o estrema da ambire a diventare un cult.
Inoltre il problema più grave consiste nel dilungarsi in un retroterra psichiatrico fatto di daddy/mommy issue che è trito e pietoso e non rende i protagonisti né affascinanti né capaci di atterrirci come bambini ai quali abbiano messo in mano un coltello, rendendoli un impossibile oggetto di satira ma soggetti banali di cronaca nera intorno a cui l’enfasi formale appare gratuita.
Se sullo schermo voglio creare un dualismo fra realtà e visione distorta della stessa meglio lasciare in fondo eventuale infodump perché se so già che i protagonisti sono solo due pericolosi mammoni ogni loro gesto, ogni parola, non sarà mai carica di significato o paura.
Eppure Psycho è del 1960!
Se invece voglio demitizzare certe figure (come sembra dai riferimenti visivi a Natural Born Killers), con troppo infodump iniziale ho già chiuso il discorso e il resto non suscita interesse.
Nella già citata sequenza di massacro in un cinema (unico brevissimo momento di vera ispirazione) si trova tutto quello che di valido ha da offrire il regista in termini di rappresentazione della violenza e di costruzione di inquadrature e movimenti, ma anche tutti i problemi che deve affrontare, domandosi prima di tutto se l’indulgenza che mostra verso le proprie scelte e idee, ben chiare ed evidentemente mai messe in discussione, non richieda troppa indulgenza da parte dello spettatore.

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Questa voce è stata pubblicata il 11/12/2016 da in Cinema, Letterboxd, recensione con tag , .

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