Per affrontare la visione di questo film è necessaria una dose di coraggio che andrebbe premiata con una percentuale sugli incassi.
Un coraggio distillato in almeno un litro di caffeina, perchè raramente mi è accaduto di pensare che fossero già trascorse due ore, quando “Paranormal activity” aveva maciullato i miei neuroni con il suo tedio da solo 30 minuti.
In una puntata di “Lost” in quel lasso di tempo i pianeti cambiano persino le loro orbite ellittiche, in questo caso l’horror vacui ti attanaglia e non abbandona la presa neanche quando urli allo schermo che sei disposto ad ucciderli tu i protagonisti se non ci penserà a breve il fantomatico demone che li perseguita, sbatacchiando porte e passeggiando per la loro camera da letto.
Bisogna compiere qualche passo indietro e tornare al surreale successo di “Blair witch project” per comprendere da dove derivi questa accozzaglia di riprese troppo home-made persino per YouTube.
A distanza di anni qualcuno (Oren Peli) ha pensato che chiunque potesse ripetere tale exploit e gli incassi gli hanno dato tristemente ragione.
Eppure se già BWP è una delle pellicole più noiose mai distribuite, in confronto a “Paranormal activity” si eleva come un colosso creativo, famigerato per il marketing machiavellico che fondò nel web le sue basi, diffondendo la leggenda della strega di Blair e delle sue sventurate vittime.
Si narra che molti spettatori statunitensi pensarono davvero che si trattasse di riprese maledette, forse non ricordandosi dell’incipit di “Cannibal Holocaust”, ma poco importa, perchè Myrick e Sanchez erano evidentemente consapevoli che non fosse sufficiente la loro inutile celluloide per genere hype e pathos, e crearono un contesto, una storia, un’atmosfera, una narrazione che conferisse un senso a quelle immagini e facesse maturare nello spettatore la paura prima ancora della visione stessa.
Un’operazione di scrittura e manipolazione pienamente riuscita.
In seguito BWP sbarcò nella smaliziata Europa e fu adottato come sonnifero da banco.
“Paranormal activity” è la progenie superficiale e arrogante di BWP.
Eliminato ogni background possibile, si mette lo spettatore di fronte al fatto compiuto che una coppia è perseguita da un demone (lo sostiene uno parapsicologo che sente un’aria cattiva e il ragionamento non fa una piega).
Non essendoci trama, si spera che almeno il regista abbia lavorato sulla possibilità di giostrare le paure ancestrali che il digitale potrebbe offrire.
Invece no. Continua a leggere
“Orphan” è un film talmente convenzionale, quasi reazionario nel suo schema narrativo, che potrà apparire come originale solo a qualche adolescente che in questi anni ha confuso l’horror con il torture porn.
Di fronte a certi disastri epocali non si sa mai che reazione avere, una volta superato lo sconcerto.
Dopo 25 anni, presumibilmente nel XVI secolo, termina la straziante guerra tra Svezia e Russia.
Le commissioni di censura sono quanto di più inetto e inutile possa esistere e il caso di “Grotesque” lo dimostra ampiamente in modo definitivo.
Si è recentemente conclusa presso la
Una gravidanza desiderata strenuamente dopo due aborti spontanei, la fissazione per il vegetarianesimo, la scelta di un’ostetrica in odore di medicina alternativa.




