Il passaparola su “Shame” ha iniziato a ingigantirsi grazie alla notizia di un full-frontal di Michael Fassbender, più che per la conquista di quest’ultimo della Coppa Volpi al Festival di Venezia 2011.
Un MacGuffin pruriginoso che ha regalato notorierà al regista Steve McQueen più del suo precedente, quanto ben accolto dalla critica, “Hunger”.
Sesso e nudità sono in effetti onnipresenti in questa pellicola che mette al centro della sua storia la vita anaffettiva, ma ricca di incontri erotici, di Brandon, uomo newyorchese di successo, il cui equilibrio mentale sembra subire una scossa dalla visita improvvisa della sorella Sissy (Carey Mulligan), cantante sull’orlo del suicidio.
Il talento registico e artistico di McQueen è talmente evidente che non è necessario neanche sprecare troppe righe.
In “Shame” lavora sulle sensazioni, sia a livello sonoro sia a livello visivo, costruendo ogni sequenza in funzione dell’effetto emotivo ricercato.
Gioca con le ottiche, i carrelli, le prospettive, le deformazioni, manipolando le immagini in modo a tratti pittorico, affidando ad esse il compito di comunicare ciò che l’introverso protagonista non esterna mai verbalmente.
Da questo punto di vista “Shame” è un film di ottima fattura, un vero lavoro autoriale che sfrutta ogni mezzo (anche musicale: la colonna sonora spazia da Bach suonato da Glenn Gould fino alle note dolenti di Harry Escott) per far osservare Brandon attraverso l’occhio del regista, un occhio onnipresente, moralista, che impone il proprio punto di vista involontariamente, come dando per scontato fin dal titolo che quello cui assisteremo sia la storia di una vergogna che condurrà il protagonista all’autodistruzione. Continua a leggere »
Tom Six è un moderno Machiavelli della pornografia horror.
Nella recensione di
Lars Von Trier ha voluto far sapere al mondo che è ancora depresso.
Il connubio Lucky McKee-Jack Ketchum ha solleticato l’interesse, se non un vero proprio ardore, in alcuni ammiratori di queste due figure oblique dell’horror, il primo cinematografico, il secondo letterario.
“I saw the devil” è l’ultimo film del regista Jee-woon Kim, noto da noi soprattutto per “Two sisters” e, in minor misura, per “A bittersweet life”.
Spinto dall’hype del premio ricevuto al Festival di Cannes 2011, e da un trailer ingannevole che ha indotto qualcuno a pensare che “Drive” fosse una versione radical-chic di “The fast and the furious”, il nuovo film del danese Nicolas Winding Refn, noto per la trilogia “Pusher” e soprattutto per l’acclamato dalla critica 




