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Peace is for pussies

Carnivale

carnivale“Carnivale” è una serie della HBO prematuramente deceduta nel 2005 e da noi trasmessa integralmente solo su Canal Jimmy.

Nonostante i numerosi premi vinti e proteste on-line, il calo di ascolti in coincidenza della seconda ed ultima serie (su 6 inizialmente progettate) ha decretato la fine di un progetto ambizioso ed unico penalizzato solo dall’aver osato sfidare le capacità di attenzione e pazienza degli spettatori, adottando tempi cinematografici più che televisivi.

E’ girata la voce di un mini-film da mettere in onda per risolvere i molti enigmi lasciati in sospeso e magari rilanciare l’interesse per la serie proprio nel corso del 2008, ma ad oggi la HBO non si espone.

Eppure vale proprio la pena recuperare le due corpose serie fin’ora realizzate per rendersi conto della qualità dell’operazione e farsi trasportare in un mondo letteralmente magico, che in un contesto storico preciso e disperato quale quello del post-crisi del 1929 inserisce una trama a basa di esoterismo e disperate storie umane profonda, intrigante per la sua ambiguità e il suo discendere con mano sicura nei territori del soprannaturale e dell’horror.

Protagonisti di questa sarabanda allucinata sono i membri di una compagnia circense che fonda i suoi spettacoli su normali attrazioni quanto su freaks di ogni genere (la donna barbuta, un rettiliano omosessuale, un mentalista cieco, un’indovina in stato comatoso che parla tramite la figlia che legge i tarocchi, sensuali gemelle siamesi, un’incantatrice di serpenti) ed è guidata da un nano, Samson, interpretato proprio da quel Michael J. Anderson che ci aveva fatto venire più di un brivido ai tempi di “Twin Peaks”, che pianifica i viaggi della carovana con un misterioso ed inquietante essere denominato “la direzione” che si nasconde dietro un paio di piccole tende e non sembra avere una natura del tutto benigna.

A sconvolgere le sorti dei personaggi entrano in gioco i due rappresentanti inconsapevoli del Bene e del Male, in termini proprio metafisici ed assoluti, sotto le sembianze di Ben Hawkins, ex-detenuto col dono di poter guarire le persone (ma sottraendo vitalità ad altre forme di esistenza, per mantenere l’equilibrio del cosmo) e di Padre Justin Crowe, prete metodista interpretato da un (a dir poco) superlativo Clancy Brown che non solo nasconde le sue vere origini e il suo vero nome, ma affrontando una grave crisi mistica scatenata da un atto inaudito della mefistofelica sorella comprenderà di essere la mano sinistra di Dio, se non il Diavolo stesso.

Tra atmosfere desertiche e polverose, violente visioni del passato e del futuro, sottotrame di varia umanità che spaziano dai drammi amorosi a stupri, omicidi ed efferati linciaggi pubblici, “Carnivale” dipinge un grandioso quadro epocale in cui un mondo sull’orlo del collasso diviene metafora della battaglia finale tra forze cosmiche, in cui da una parte sono schierati le povere forze di vagabondi stremati dalla vita, dall’altra un predicatore che diventa un mistificatore di massa in grado di influenzare tanto le elezioni politiche quanto di manipolare le menti, tramite i mass-media dell’epoca, inducendoli a compiere ogni misfatto.

A complicare le già corpose vicende, si inserisce la scoperta da parte di Ben della vera natura del proprio padre e di quello di padre Justin, precedenti avatar della luce e del buio.

Sostenuto dall’evidente ricerca estetica e da un cast strepitoso per lo più di provenienza teatrale (con una strizzata d’occhio all’horror fandom grazie alla presenza della carpenteriana Adrienne Barbeau), “Carnivale” rielabora una mitologia complessa che mescola occultismo moderno ed esoterismo cristiano, affondando le sue radici persino nelle gesta dei cavalieri Templari o nel discusso caso di Rennes-le-Chateau.

Per non dilungarmi troppo ed evitare spoiler che ne rovinerebbero la visione, vi segnalo due link di riferimento, tra cui uno entusiasmante che analizza nel dettaglio il background iconografico della serie.

In fondo trovate anche il premiato video della sigla iniziale.

2 commenti su “Carnivale

  1. Ariemma
    11/01/2009

    Io l’ho vista sottotitolata. E’ davvero una serie stupenda.

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  2. AgonyAunt
    08/03/2009

    Era bella sul serio. Bella la fotografia, belli i personaggi, bellissimi l’ambientazione e il contesto browninghiano aggiornato dalla pesantissima presenza della depressione. Mi faceva davvero tanto piacere anche vedere attori bravissimi emergere dal limbo dei caratteristi o semitali (la natura corale di una serie televisiva in questo senso aumenta le opportunità).
    Il blog è seriamente fico, ogni tanto ci passo ma questo post mi era sfuggito: ora ti preferisco su technorati così non si ripete più.

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Questa voce è stata pubblicata il 08/01/2009 da in Flussi di incoscienza con tag , , .

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