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Peace is for pussies

Grotesque (Gurotesuku)

grotesqueLe commissioni di censura sono quanto di più inetto e inutile possa esistere e il caso di “Grotesque” lo dimostra ampiamente in modo definitivo.

Nessuno avrebbe mai notato un film così noioso, e privo di qualsiasi spessore artistico, se la British Board of Film Classification non avesse commesso lo stesso errore già compiuto con “Murder set pieces”: rendere la distribuzione del film illegale.

Una pubblicità simile il regista e sceneggiatore Shiraishi non l’avrebbe mai ricevuta.

La notizia ha fatto il giro dei vari media del fandom horror e in 24 ore “Grotesque” è diventato la mela avvelenata che tutti volevano assaggiare.

La censura inglese è nota per essere particolarmente intransigente e stolta (sia sufficiente pensare ai casi di “Arancia Meccanica” e di “Gangster n°1”), i divieti sono alti e i tagli pesanti; ma se questo film fosse uscito direttamente in dvd sarebbe rimasto abbandonato fra la polvere e nessuno ne saprebbe nulla.

Ad essere obiettivi, la motivazione che ha decretato il blocco della distribuzione del film non è criptica ed è ragionevole: “Grotesque” è pura pornografia della violenza, rappresentazione nuda e cruda di torture, spesso a sfondo sessuale, senza che vi sia null’altro a sostegno.

Tuttavia mi chiedo che cosa ci sia di così particolare che renda fruibile la serie “Saw”, sempre più demenziale e sempre più violenta, quando in questo film, a parte un paio di sequenze, non si vede nulla che non si sia già visto in molti altri film orientali, o persino americani.

Se la presenza di un plot giustifica la gratuità del massacro, allora questo è un caso di ipocrisia epica.

E se la BBFC avesse dichiarato che il film non doveva essere diffuso perchè è un obbrobrio tedioso, avrebbe avuto il mio plauso.

Invece, come al solito, siamo al paternalismo, al decidere che cosa un adulto possa vedere.

E penso che quello che più abbia irritato quei barbagianni sia la forte componente perversa e sessuale, non certo tutta la paraphernalia usata dal torturatore.

La sequenza in cui lunghi chiodi vengono piantati in primo piano in uno scroto fa il paio con le scene di mutilazione genitale di “Antichrist”; ma Shiraishi non è animale da festival, quindi non merita sconti, e pure in patria 4 minuti di pellicola sono stati decurtati, perchè si può pure mostrare una sega elettrica che taglia braccia e dita, ma non sia mai che si mostri un pene.

Il film non ha praticamente una trama: un ragazzo viene sequestrato insieme alla ragazza che ama, e che non sembra motivata a ricambiare i suoi sentimenti, da uno psicopatico che vuole eccitarsi torturandoli.

Non aspettatevi twist particolari, se non ingannevoli, colpi di scena o chissà quale tensione.

“Grotesque” è solo violenza.

Il problema è che con la sua fotografia sporca e digitale, le riprese con telecamera a mano, fastidiose in più di un’occasione, il montaggio discutibile, non riesce in una sola occasione a creare terrore panico, non c’è una visione estetica, al massimo documentaristica, non c’è furia e non c’è neanche piacere malato.

C’è il vuoto.

Esplicite scene di mutilazione degli arti, la già citata scena con i chiodi, una collana fatta con le dita, un’evirazione e poco altro.

Nulla che non abbiate già visto in milioni di altri film analoghi.

Pare che a destare scandalo e turbamento sia stata la sequenza di masturbazione forzata (con, a corredo, schizzi di sperma e umori vaginali) insieme a quella in cui un occhio viene bucato.

Se avete visto e sopportato ben altri trattamenti oculari come nella scena di autocannibalismo di “Naked blood” o nella sequenza finale di “Audition”, niente di quello che accade vi potrà sconvolgere.

Inoltre se siete cultori di serie quali “Guinea Pig” (Charlie Sheen chiese l’intervento dell’FBI scambiandola per uno snuff) o “Men behind the sun” o del trio Buttgereit-Schnaas-Ittenbach, troverete pure il tempo per appisolarvi.

Certe scene possono causare lo svenimento solo di incauti e sprovveduti, ma le riprese sono così sciatte da non far salire l’adrenalina neanche un secondo.

A dimostrazione della totale inabilità del regista, evidentemente il solo a trarre una qualche forma patologica di divertimento da tutta la messa in scena, il grand guignol conclusivo.

Dopo un’ora fa capolino un guizzo inventivo e particolarmente crudele (l’intestino del ragazzo viene annodato per la sua parte terminale ad un gancio e gli viene concesso di camminare verso la ragazza per tagliare le corde che la legano, con le immaginabili conseguenze sulle sue interiora), ma la direzione non cambia, non c’è senso del tragico, non c’è dramma, non c’è nemmeno orrore, la telecamera non sa neanche che cosa inquadrare.

Fino a scadere in un momento splatter-fumettistico degno di quelle assurdità giapponesi come “Tokyo Gore Police” deteriorato da un confronto verbale di assoluta demenzialità.

Forse la BBFC ha usato un linguaggio burocratico e di alta moralità per convincerci a risparmiare i soldi.

Un commento su “Grotesque (Gurotesuku)

  1. velvet
    16/10/2009

    il peggior film che ho mai visto.

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Questa voce è stata pubblicata il 13/10/2009 da in Cinema, Flussi di incoscienza, recensione con tag , , .

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